Ancora su Maradona

Da Facebook 

Qualcuno vi dirà che Maradona è nato nel 1960, ma il Maradona vero, quello che è diventato una sorta di eroe popolare, nasce nel 1970 durante un’intervista.

Ha solamente 10 anni, infatti, quando la televisione lo va a intervistare per la prima volta. In quel momento vive a Villa Fiorito, una zona poverissima della periferia argentina in cui gli adulti (operai sfruttati) al venerdì si ubriacano e lo restano per tutto il weekend, scommettendo sulle partite dei bambini e sui combattimenti tra cani e provando a dimenticarsi della loro miserabile vita. La sua famiglia è poverissima e in casa sua non c’è nemmeno l’acqua corrente. Tuttavia, è un talento unico e presto diventa famoso. E così, quando la televisione lo va a intervistare e gli chiede quali sono i suoi sogni, lui, quel bambino piccolo e denutrito che a malapena sa leggere e scrivere, dice “Mis sueños son dos. El primero es jugar el mundial y el segundo es salir campeón” (“I miei sogni sono due, il primo è giocare un mondiale e il secondo è vincerlo”).
È lì che inizia il mito di Diego Armando Maradona, quasi diventato una divinità per quei disperati che vedono il calcio come l’unica valvola di sfogo in una vita di frustrazioni.

Quel Maradona che veniva adorato dai suoi compagni di squadra perché faceva da sindacalista, e quando doveva rinnovare il suo contratto imponeva che a tutti i suoi compagni di squadra (che prendevano una miseria) venisse dato l’aumento.
Quel Maradona che avrebbe potuto giocare dovunque e invece vinse pochissimo restando nella Napoli dei diseredati e dei dimenticati.
Quel Maradona che si tatuò sulla spalla Che Guevara (all’epoca considerato un criminale in Argentina) e difese sempre il Sudamerica dall’imperialismo, americano e non.

Il mito di Maradona si consacrò nella partita contro l’Inghilterra del 22 giugno 1986. L’Inghilterra, che da sempre era il simbolo dell’imperialismo e che in quel momento era la nazionale più ricca e organizzata al mondo. Gli Argentini, al contrario, a malapena avevano i palloni per allenarsi e le strutture di allenamento erano fatiscenti. Da pochi anni si era conclusa la Guerra delle Malvinas (o Falkland, se siete filobritannici) e la rabbia per le ingiustizie neo-imperialiste in Sudamerica era più forti che mai.
A un certo punto della partita il pallone si impenna e va in direzione del portiere inglese, Shilton. Anche Maradona va incontro al pallone. Il loro scontro è quasi emblematico: da un lato Shilton, l’inglese alto più di 2m, e dall’altro Maradona, mezzo indios e mezzo italiano, figlio di immigrati e alto 1,65m. Maradona si rende subito conto che su quel pallone che piove dal cielo non ci arriverà mai prima di Shilton. Troppo in alto per lui. E qui ha il colpo di genio.
Vicino alla sua testa, alza il pugno sinistro e segna con la mano. L’arbitro non se ne accorge, l’Inghilterra si infuria (e sì, gli inglesi lo odiano ancora oggi per quello), Maradona va sotto la curva alzando quel pugno al cielo.
Ma è pochi minuti dopo che Maradona mostra che se aveva ingannato era perché voleva ingannare, non per bisogno.
Riceve un passaggio a 60m dalla porta, parte palla al piede e dribbla 6 avversari inglesi in un gesto poetico come un pezzo di Tchaikovskij, segnando il più bel gol nella storia del calcio.

A fine partita, quando gli chiedono se ha segnato il primo gol con la mano, risponde “Un po’ era la testa di Maradona, un po’ la mano di Dio”.
Poche settimane dopo l’Argentina avrebbe vinto il mondiale.

Oggi se ne va dunque molto più che un atleta. Se ne va un vero e proprio eroe popolare, come Che Guevara o Robin Hood (e certamente sarebbe stato contento di andarsene nello stesso giorno del suo idolo, Fidel Castro).
Resterà nella memoria di Napoli e dei napoletani, degli argentini e di tutti gli emarginati.

Verrà ricordato perché in un lontano giorno di giugno mostrò che anche i diseredati possono sconfiggere la più grande potenza imperialista della terra, sia per talento che per astuzia.
E verrà ricordato perché ci mostrò che chiunque, anche un bambino nato a Villa Fiorito senza acqua in casa, può giocare un mondiale “y salir campeón”.

(“Maffo”)

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