Spiegone Damilano

Stralcio dell’editoriale di Marco Damilano su L’Espresso. Scrive, oggi, Marco Damilano nell’editoriale sul suo settimanale l’espresso: “… la crisi politica va avanti da mesi: è la lettera non scritta di una maggioranza mai nata. Dopo 15 mesi di governo insieme il M5S e il PD non sono riusciti a diventare alleanza politica, si sono compattati su un’emergenza imprevista e spaventosa e sul mantenimento di posizioni di potere enormi e insperate, con la guida di un premier che ha fatto della sua identità indistinta e mutevole il suo punto di forza. Tutto questo, però non è un progetto di futuro. Quando è arrivata l’offensiva di Matteo Renzi, Giuseppe Conte ha scoperto di non avere punti fermi, di essere privo di principi non negoziabili. Tutto si può negoziare, il recovery plan , la delega ai servizi, i posti di governo ecc. Anche una mancanza di visione politica, una indifferenza a tutto quello che non sia la pura permanenza al potere. Perché a nulla in fondo si crede se si è governato sia con Salvini e sia con Fratoianni, tutto è stato messo sul tavolo della trattativa, tutto tranne la posizione di comando del premier. Che è il vero punto su cui ruota tutta la crisi strisciante di questi giorni. –non credo che possa passare per la mente di nessuno l’idea di mandare via da palazzo Chigi l’uomo più popolare del paese per fare un favore a quello più impopolare- ha detto D’Alema su Repubblica del 6 gennaio. Rocco Casalino o Marco Travaglio non avrebbero saputo far di meglio: una mossa da manuale del candidato perfetto del Quirinale. D’Alema era un esperto di impopolarità. Era, in fondo, la sua autentica virtù, su cui ha investito una carriera intera. Vedere che anche lui trasforma in politica sondaggi di gradimento provoca un certo smarrimento. Peccato. E la storia rischia di ripetersi. Nel 1998 un colpo di palazzo bloccò il governo presieduto da Romano Prodi e provocò il cambio di inquilino a Palazzo Chigi, via il professore che con Carlo Azeglio Ciampi aveva portato l’Italia nella zona Euro, al suo posto il capo del partito principale azionista della maggioranza: D’Alema. Il governo dell’Ulivo cadde anche perché il suo premier rifiutò di abiurare al suo progetto politico rispetto all’offerta del gruppo di “responsabili” dell’epoca guidati da Francesco Cossiga. La differenza fra ieri e oggi che Prodi aveva vinto le elezioni del 1996 mentre Conte non è legittimato da alcun voto popolare e la sua maggioranza non è diventata un soggetto politico” …(stralcio)

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