Addio a Macaluso

È venuto a mancare nei giorni scorsi Emanuele Macaluso.

Il compagno Macaluso c’era, c’è sempre stato, nella storia del sindacato e del partito. La sua vita coincideva con la storia della sinistra italiana e se n’è andato quasi lo stesso giorno del centenario della fondazione del Pci.

Era nato il primo giorno di primavera del 1924, quasi un manifesto. La politica, la sinistra come rinascita, la possibilità di riscatto. Che per lui non era cosa astratta. Era nato da famiglia operaia, aveva aderito al Pci nel 1941, a Caltanissetta, perché un ragazzo più grande, Gino Giannone, lo era andato a trovare nel sanatorio dove era ricoverato per la tubercolosi e gli aveva detto: «Se vuoi fare una battaglia vera, l’unica organizzazione è il Partito comunista». Era diventato comunista per una istintiva rivolta, non per ideologia. «Non conoscevo né Gramsci né Togliatti, divenni comunista per ribellione contro l’ingiustizia sociale e la mancanza di libertà».

Da repubblica.it La cerimonia si tiene laddove tutto è cominciato: nel piazzale antistante la sede del Cgil. Il sindacato era stato la grande scuola di Macaluso, forgiatosi nelle lotte contadine degli anni Quaranta nella Sicilia interna dei feudi. E oggi, in questa grigia mattina di gennaio, sono venuti in tanti a stringersi attorno alla moglie Enza e al figlio Antonio, e ai nipoti; uno si chiama come lui: Emanuele Macaluso. I compagni di una volta sono come spaesati: Massimo D’Alema e Piero FassinoGavino Angius e Pietro Folena, il senatore Luigi Zanda, Pierluigi Bersani e Zingaretti, il vice del Pd Andrea Orlando. C’è il presidente della Camera Roberto Fico a rappresentare il Parlamento. E poi il vignettista Sergio Staino, che Macaluso valorizzò sull’Unità, e il regista Giuseppe Tornatore, e vecchi democristiani come Pier Ferdinando Casini e Sergio D’Antoni.

Provenzano si commuove spesso. Macaluso è stato un maestro, per l’intelligente inquietudine che con cui guardava alle cose, per il suo essere contraddittorio, con lampi di visione oggi sempre più rari. È stato sempre garantista, perché, come dice Provenzano, “poteva permetterselo in quanto era stato un campione dell’antimafia, quella vera non quella parolaia”. Non amava questo governo, non aveva aderito al Pd. Alla fine, immalinconito dal Covid, aveva scritto sempre meno, “e scrivere è sempre un atto di ottimismo”.

Marcelle Padovani, la grande giornalista biografa di Sciascia e Falcone, ne ha ricordato la meticolosa curiosità da debuttante. “Si ricordava tutto”. E Aldo Tortorella, lo storico dirigente del Pci, ha detto che Macaluso è stato un combattente di enorme umanità, e non sempre le due cose coincidono. Il segretario della Cgil, Maurizio Landini, ha detto che Macaluso ha fatto della questione sociale la sua stella popolare, gli interessavano i destini delle persone, “senza questo slancio non c’è sinistra”. E ha aggiunto: “Ora le tue idee cammineranno sulle nostre gambe”.

Poi Macaluso ha affrontato l’ultimo viaggio. Riposerà al Verano, nel mausoleo del Pci, accanto al suo maestro Palmiro Togliatti. Finisce una storia enorme che ha attraversato il Novecento, e adesso Macaluso è passato dallo zolfo delle prime lotte per i minatori alle stelle.

Lascia una Risposta








 Acconsento al trattamento dei miei dati personali (Regolamento 2016/679 - GDPR e d.lgs. n. 196 del 30/06/2003). Privacy Policy.

Il presente sito fa uso di cookie anche di terze parti. Si rinvia all'informativa estesa per ulteriori informazioni. La prosecuzione nella navigazione comporta l'accettazione dei cookie. Leggi di più

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi