Sconfitti ma non vinti

Articolo di Stefano Fassina (ex deputato del PD, attualmente di Leu ma dell’ala scettica verso il governo Draghi). 

Sconfitti, non vinti. Con il voto di fiducia al Governo Draghi, non firmiamo cambiali in bianco: continuiamo a combattere su un terreno politico ridefinito. La composizione del governo, annunciata ieri dal Presidente del Consiglio, riflette lo spostamento di asse economico, sociale e territoriale al quale abbiamo tenacemente resistito, senza riuscirci, senza riuscire a far decollare il Governo Conte Ter. Nessuna particolare sorpresa per Ministri e Ministre, nonostante qualche scelta davvero infelice e finanche provocatoria, considerata l’apertura di credito delle organizzazioni sindacali verso il Presidente incaricato. 
Le insidie maggiori sono su tre “questioni”: la transizione ecologica, in pericolo di diventare gattopardismo ambientale; l’autonomia differenziata, cavallo di Troia per la fine sostanziale dell’unità nazionale; le pubbliche amministrazioni, a rischio di ulteriore precarizzazione del lavoro e privatizzazione in nome dell’efficentismo aziendale. 
Siamo stati sconfitti, ma non siamo vinti. L’alleanza M5S-Pd-LeU è maggioranza assoluta alla Camera e maggioranza relativa al Senato. Se ci riprendiamo dallo sconforto e dallo smarrimento per la sconfitta subita, evitiamo l’autolesionismo delle scissioni e delle divaricazioni, serriamo le fila e coordiniamo la nostra attività parlamentare possiamo non soltanto bloccare qualsivoglia provvedimento regressivo, ma giocare all’attacco. L’Italia rimane una Repubblica parlamentare. Le leggi sono competenza del Parlamento, non dell’esecutivo, né tantomeno del singolo ministro. Quindi, coraggio. Lo sottolineo con il massimo rispetto nei confronti di chi in LeU e nel M5S esprime legittime posizioni diverse, fondate contrarietà sul Governo Draghi: combattiamo da dentro la maggioranza e il governo, non abbandoniamo il campo di gioco. Non siamo diventati “Signor Si”. Dimostriamo di avere cultura politica, intelligenza tattica, idee e organizzazione per affermare la nostra agenda. Lo scontro sul terreno politico ora agibile, l’unico, può spingerci a fare un salto di qualità culturale, politico e organizzativo. Dobbiamo proteggere e irrobustire, su tale terreno, l’alleanza M5S-Pd-LeU. Lavoriamoci insieme, anche con chi vota No al Governo Draghi. Subito, per le prossime elezioni amministrative. È la prospettiva di fase, l’unica, per un governo nazionale e governi territoriali dalla parte del lavoro, delle periferie sociali e del creato.

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