Marino Bartoletti ricorda Raimondo Vianello

Post su Facebook di Marino Bartoletti per i cento anni che avrebbe compiuto Raimondo Vianello. 

Raimondo Vianello, grande padre della tv italiana, compirebbe cento anni. Ho avuto la fortuna e l’onore di lavorare assieme a lui (dopo averlo ovviamente ammirato da telespettatore)
Quando, esattamente 31 anni fa, andai a casa sua in via Zandonai a Roma, assieme al responsabile della produzione sportiva della Fininvest, sembrava che non aspettasse altro. E dire che ci eravamo preparati persino il discorso. La “missione” era chiedergli se avrebbe accettato di condurre una trasmissione sportiva della domenica sera. Non solo accettò, ma per quella trasmissione – a quasi settant’anni – cambiò completamente la sua vita.
Fu così che quel volto storico – diciamo pure mostro sacro – dello spettacolo italiano e soprattutto della Rai lasciò la sua fertile pigrizia a Piazza Giochi Delfici e… la traslocò, ma con nuovi stimoli, alla Residenza Acquario di Milano Due, a quattro passi a piedi dallo studio dove andava in onda “Pressing” e anche da quello dove “Casa Vianello” (che fino ad allora era stata registrata dalla parti di Viale Mazzini) sarebbe definitivamente decollata. Insomma, da romano d’elezione si era fatto milanese per sempre. Solo per seguire il suo amore per lo sport e coronare l’ultimo sogno della sua vita professionale: parlare di calcio in tv. “E mi pagano pure” mi sussurrò un giorno col dolce cinismo che in fondo era sempre stata la sua cifra non solo artistica
E i giocatori – anche i più celebri – facevano a gara per andarlo a trovare in trasmissione: e la quasi quarantennale e paludata “Domenica Sportiva” traballò davanti ai colpi di maglio della sua classe, della sua ironia e, lo si sappia, della sua competenza. “Pressing” l’avevo fondato e condotto io per il primo anno, come direttore dei servizi sportivi di Mediaset: diciamo, per usare un’espressione cara a Leonardo Da Vinci, che avevo gettato l’intonaco per poter poi permettere a chi fosse venuto dopo di dipingere l’affresco. A Raimondo lasciai dunque quel discreto ”intonaco”, più Kay Sandvik, Omar Sivori, Giorgio Tosatti, gli studi e la struttura della trasmissione. Lui ci mise quello che nella storia della televisione sportiva non si era mai visto.
Non pensiate che sia una diminuzione parlare di Vianello partendo dai suoi ultimi anni professionali. Anzi: è piuttosto voler ricordare come l’artista che aveva fatto la storia della televisione, della rivista, del cinema e dello spettacolo in generale fosse così “ricco” dentro da poter ricominciare quando, da dove e come voleva. Tant’è vero che a 76 anni si concesse persino la conduzione del Festival di Sanremo.
Era figlio di un ammiraglio veneziano e di una nobildonna marchigiana. Non ha mai voluto essere un divo: e ne avrebbe avuto ben donde. Il suo rapporto con Sandra era esattamente quello di “Casa Vianello”. Un’unione bellissima e franca, la loro: in 48 anni di matrimonio avevano saputo amarsi e perdonarsi. Se ne sono andati una dopo l’altro. Hanno deciso di riposare separati. “Tanto lui a letto leggeva solo la “Gazzetta” diceva Sandra che non aveva nulla da invidiargli, neanche nella caustica arte della presa in giro
Solamente una cosa gli rimprovero fraternamente: di aver solo “preso atto” del suo talento immenso senza voler andare oltre. Probabilmente sarebbe stato anche un ottimo attore drammatico. Ma a lui è andata bene così: e figuriamoci a noi!
Non distrarre i santi parlando di calcio, Raimondo. In questo momento è meglio che diano un’occhiata quaggiù. Leggiti la tua “Gazzetta”. E prenditi un abbraccio da tutti noi.

 

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