Il manifesto Russel – Einstein del 1955

Torna purtroppo attuale il manifesto Russel – Einstein del 1955.

Nella tragica situazione che l’umanità si trova ad affrontare, riteniamo che gli scienziati debbano riunirsi in conferenza per valutare i pericoli derivanti dallo sviluppo delle armi di distruzione di massa e per discutere una risoluzione nello spirito della bozza allegata.
Parliamo in questa occasione non come membri di questa o quella nazione, continente o credo, ma come esseri umani, membri della specie Uomo, la cui esistenza è in dubbio. Il mondo è pieno di conflitti; e, in secondo piano rispetto a tutti i conflitti minori, c’è la lotta titanica tra comunismo e anticomunismo.
Quasi tutti coloro che hanno una coscienza politica provano sentimenti forti su uno o più di questi temi; ma noi vogliamo che, se potete, mettiate da parte questi sentimenti e vi consideriate solo come membri di una specie biologica che ha avuto una storia straordinaria e di cui nessuno di noi può desiderare la scomparsa.
Cercheremo di non dire una sola parola che faccia presa su un gruppo piuttosto che su un altro. Tutti, allo stesso modo, sono in pericolo e, se il pericolo viene compreso, c’è la speranza di poterlo scongiurare collettivamente.
Dobbiamo imparare a pensare in modo nuovo. Dobbiamo imparare a chiederci non quali passi possono essere fatti per dare la vittoria militare al gruppo che preferiamo, perché non ci sono più tali passi; la domanda che dobbiamo porci è: quali passi possono essere fatti per evitare una gara militare il cui esito deve essere disastroso per tutte le parti?
L’opinione pubblica, e anche molti uomini in posizione di autorità, non si sono resi conto di cosa comporterebbe una guerra con bombe nucleari. L’opinione pubblica pensa ancora all’annientamento delle città. Si sa che le nuove bombe sono più potenti delle vecchie e che, mentre una bomba A potrebbe cancellare Hiroshima, una bomba H potrebbe cancellare le città più grandi, come Londra, New York e Mosca.
Senza dubbio in una guerra con bomba H verrebbero cancellate grandi città. Ma questo è uno dei disastri minori che si dovrebbero affrontare. Se tutti gli abitanti di Londra, New York e Mosca venissero sterminati, il mondo potrebbe, nel corso di qualche secolo, riprendersi dal colpo. Ma ora sappiamo, soprattutto dopo il test di Bikini, che le bombe nucleari possono gradualmente diffondere la distruzione su un’area molto più ampia di quanto si pensasse.
Si dice che sia possibile fabbricare una bomba che sia 2.500 volte più potente di quella che ha distrutto Hiroshima. Una bomba di questo tipo, se esplode vicino al suolo o sott’acqua, invia particelle radioattive nell’aria superiore. Esse affondano gradualmente e raggiungono la superficie della terra sotto forma di polvere o pioggia mortale. È stata questa polvere a infettare i pescatori giapponesi e il loro pescato.
Nessuno sa quanto possano diffondersi queste particelle radioattive letali, ma le migliori autorità sono unanimi nell’affermare che una guerra con bombe H potrebbe porre fine alla razza umana. Si teme che se verranno usate molte bombe H ci sarà la morte universale – improvvisa solo per una minoranza, ma per la maggioranza una lenta tortura di malattia e disintegrazione.
Molti avvertimenti sono stati pronunciati da eminenti uomini di scienza e da autorità della strategia militare. Nessuno di loro dirà che i risultati peggiori sono certi. Quello che dicono è che questi risultati sono possibili e nessuno può essere sicuro che non si realizzeranno. Non abbiamo ancora scoperto che le opinioni degli esperti su questa questione dipendono in qualche misura dalla loro politica o dai loro pregiudizi. Dipendono solo, per quanto le nostre ricerche hanno rivelato, dal grado di conoscenza del particolare esperto. Abbiamo scoperto che gli uomini che ne sanno di più sono i più cupi.
Ecco dunque il problema che vi presentiamo, crudo, terribile e ineludibile: Dobbiamo porre fine alla razza umana o l’umanità deve rinunciare alla guerra? 1 La gente non affronterà questa alternativa perché è così difficile abolire la guerra.
L’abolizione della guerra richiederebbe limitazioni sgradevoli della sovranità nazionale.2 Ma ciò che forse più di ogni altra cosa impedisce la comprensione della situazione è che il termine “umanità” sembra vago e astratto. Le persone difficilmente realizzano con l’immaginazione che il pericolo riguarda loro stessi, i loro figli e i loro nipoti, e non solo un’umanità che si percepisce in modo confuso. Non riescono a capire che loro stessi, individualmente, e coloro che amano sono in pericolo imminente di morire in modo agonizzante. E così sperano che forse la guerra possa continuare a patto che le armi moderne siano proibite.
Questa speranza è illusoria. Qualunque accordo di non utilizzo delle bombe H fosse stato raggiunto in tempo di pace, non sarebbe più considerato vincolante in tempo di guerra, ed entrambe le parti si metterebbero al lavoro per produrre bombe H non appena scoppiasse la guerra, perché, se una parte producesse le bombe e l’altra no, la parte che le ha prodotte sarebbe inevitabilmente vittoriosa.
Anche se un accordo di rinuncia alle armi nucleari nell’ambito di una riduzione generale degli armamenti3 non rappresenterebbe una soluzione definitiva, servirebbe ad alcuni importanti scopi. Primo: qualsiasi accordo tra Est e Ovest è positivo nella misura in cui tende a diminuire la tensione. Secondo: l’abolizione delle armi termonucleari, se ogni parte credesse che l’altra l’ha attuata sinceramente, diminuirebbe la paura di un attacco improvviso sullo stile di Pearl Harbour, che attualmente tiene entrambe le parti in uno stato di nervosa apprensione. Dovremmo quindi accogliere con favore un tale accordo, anche se solo come primo passo.
La maggior parte di noi non è neutrale nei sentimenti, ma, come esseri umani, dobbiamo ricordare che, se le questioni tra Est e Ovest devono essere decise in un modo che possa dare una qualche soddisfazione a chiunque, comunista o anticomunista, asiatico o europeo o americano, bianco o nero, allora queste questioni non devono essere decise dalla guerra. Vorremmo che questo fosse compreso sia a Est che a Ovest.
Davanti a noi, se lo scegliamo, c’è un continuo progresso nella felicità, nella conoscenza e nella saggezza. Dovremmo invece scegliere la morte, perché non riusciamo a dimenticare i nostri litigi? Ci appelliamo, come esseri umani, agli esseri umani: Ricordate la vostra umanità e dimenticate il resto. Se ci riuscite, la strada è aperta verso un nuovo Paradiso; se non ci riuscite, c’è il rischio della morte universale.
Risoluzione:
Invitiamo questo Congresso, e attraverso di esso gli scienziati del mondo e il pubblico in generale, a sottoscrivere la seguente risoluzione:
“In considerazione del fatto che in ogni futura guerra mondiale saranno certamente impiegate armi nucleari, e che tali armi minacciano la continua esistenza dell’umanità, esortiamo i governi del mondo a rendersi conto, e a riconoscere pubblicamente, che il loro scopo non può essere favorito da una guerra mondiale, e li esortiamo, di conseguenza, a trovare mezzi pacifici per la risoluzione di tutte le questioni di controversia tra di loro”.
Firmatari:
Max Born
Percy W. Bridgman
Albert Einstein
Leopold Infeld
Frederic Joliot-Curie
Herman J. Muller
Linus Pauling
Cecil F. Powell
Joseph Rotblat
Bertrand Russell
Hideki Yukawa

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