Da Repubblica.it
Ci risiamo. Gli esami, lo spettro di qualsiasi studente da decenni, stanno per tornare. E da decenni questo passaggio esistenziale è accompagnato da una canzone che Antonello Venditti scrisse nel 1984, forse nemmeno immaginando che sarebbe entrata nell’immaginario collettivo di intere generazioni. Notte prima degli esami è l’inno di questi giorni roventi, in cui migliaia di ragazzi camminano sul filo della tensione. Venditti la pubblicò sull’album Cuore, uscito nel 1984: un disco di grande successo, fotografia di un’Italia che somiglia molto poco a quella di oggi.
“Ogni strofa è un film – aveva raccontato Venditti – Dagli studenti si allarga a famiglia e società. Sarebbe interessante darla come traccia alla maturità, per far raccontare i ragazzi di oggi. La chiave del brano sta nei versi: ‘Si accendono le luci qui sul palco, ma quanti amici intorno’. Sono io in concerto, e nuovi amici ogni volta. È un eterno presente, sempre in movimento, poi va in flashback, alla mia maturità. Credo di riuscire a fissare alcune cose immutabili perché il mondo cambia, ma non pone rimedio. Le ingiustizie sociali, le guerre, le invasioni russe, sono le stesse. L’unico sentimento stabile e in grado di rinnovarsi è l’amore. Canto ‘se l’amore è amore’, appunto”.
La canzone si apre con un ricordo nostalgico di un’estate alla fine degli anni Sessanta, quando appunto lo stesso giovane Venditti doveva accingersi a dare l’esame di maturità nel liceo classico che frequentava, il celebre Giulio Cesare di Roma. Ci sono molte storie che si intrecciano all’interno delle canzone, e per quanto ci siano riferimenti generazionali non semplici da comprendere per i ragazzi che affrontano l’esame (i “quattro ragazzi con un pianoforte sulle spalle” sono lo stesso Venditti, Francesco De Gregori, Giorgio Lo Cascio e Ernesto Bassignano, cantautori simbolo dell’era del Folkstudio di Roma) i temi del brano sono facilmente assimilabili dai ragazzi di ogni generazioni: la notte di “giovani attori, di pizze fredde e di calzoni, notte di sogni, di coppe e di campioni, notte di lacrime e preghiere” è il racconto di un rito di passaggio, fatto in fondo di gesti e pensieri senza tempo. Quella “notte di coppe e di campioni” evoca un ricordo molto triste per i tifosi della Roma (Venditti compreso), ovvero la finale di Coppa dei Campioni (allora si chiamava così, oggi è diventata Champions League) persa all’Olimpico contro il Liverpool. Poi ci sono le bombe delle sei che non fanno male, le notti di polizia, le mamme e i papà con il biberon in mano e le nonne alla finestra. Tutto, questo sì, come adesso. E come ogni racconto adolescenziale c’è di mezzo un amore. Quello di Venditti si chiama Claudia e con lei il protagonista scopre la sessualità acerba, inesperta, ma non per questo meno intensa: quell’abbandono potrebbe non finire mai, “la notte è ancora nostra”, ma poi domani arriverà. Con l’ultima campanella della scuola.

