Le considerazioni del Senatore Luigi Manconi. Ho sostenuto con la massima convinzione tutti gli emendamenti della minoranza del Pd (e alcuni di Sel) su articolo 18 e Jobs Act e quelli sulla legge elettorale. Ho fatto quello che considero il mio elementare dovere, ma senza alcun entusiasmo e senza sentirmi parte, per questo, della cosiddetta minoranza o sinistra del Pd e di quel movimento che si starebbe organizzando dentro e “alla sinistra” di quel partito. Ovvero dissidenti democratici, Sinistra ecologia e libertà, pezzi di 5 stelle, componenti di quella che fu la lista “L`altra Europa per Tsipras”. Per quanto mi riguarda, non mi riconosco in queste prove di aggregazione e non vi partecipo essenzialmente per due ragioni. Non condivido l’atteggiamento tatticistico della minoranza PD. Io voglio solo discutere dei contenuti. Libertà di lavoro (dove quel di richiama tutte le contraddizioni e i conflitti del rapporto o del mancato rapporto con il lavoro dipendente). Qui, la sinistra parlamentare, qualcosa ha fatto. Libertà personale (carcere, centri di identificazione e di espulsione, ospedali psichiatrici giudiziari, trattamento sanitario obbligatorio) come tutela rigorosa dell`habeas corpus contro ogni abuso. Libertà di autodeterminazione (fine vita, scelte di cura, fecondazione assistita, genitorialità, unioni civili) come affermazione di sovranità su di sé e sul proprio corpo. Ebbene, su tali questioni, la sinistra e le sinistre, specie quelle parlamentari, sembrano o del tutto indifferenti o, nel migliore dei casi, riottose. Eppure a me risultano tutte problematiche limpidamente e inequivocabilmente di sinistra. Due esempi sono particolarmente illuminanti. Sulla questione dell`immigrazione e dell`asilo, che mi sembra roba di sinistra, mai sono stato chiamato a una battaglia parlamentare, a una mobilitazione collettiva, a un conflitto politico. E nemmeno a una qualunque iniziativa fuori dalle sedi istituzionali. E così ci siamo dovuti arrangiare come potevamo e sapevamo e abbiamo realizzato un`accurata indagine sui centri di identificazione ed espulsione; e, grazie a un emendamento, abbiamo ottenuto che la permanenza degli stranieri in quei luoghi orribili venisse ridotta da 18 mesi a 90 giorni. Ma si pensi ancora alla “questione Rom”, la più “intrattabile”, scivolosa e imbarazzante. Non pretendo che diventi prioritaria e nemmeno centrale nell`agenda politica, ma propongo qualche osservazione. Questa minoranza ha ormai assunto, nell`agitarsi del torvo rancore nazionale, il ruolo di principale capro espiatorio, oggetto di aggressiva stigmatizzazione e di diffusa ostilità. E a opporvisi sono, appena, i radicali, qualche associazione e alcuni intellettuali come Moni Ovadia, Lerner e Santino Spinelli. D`altra parte, consentire la criminalizzazione della minoranza rom agevola la criminalizzazione di tutte le minoranze. Non sarebbe una bella e appassionante battaglia di sinistra provare a impedirlo?

