La liberazione di Fontana Liri, la testimonianza di Generoso Pistilli

Dal profilo Facebook di Santina Pistilli. 

Fontana Liri, 29 Maggio 1944.
Così mio padre, Generoso Pistilli, ricorda il momento della liberazione di Fontana Liri nella sua memoria storica Il dramma di un paese- Fontana Liri 25 Luglio 1943-29 Maggio 1944:
“La mattina seguente ci vide tutti all’erta davanti ai ricoveri, in attesa di eventi, speranzosi, ma anche fortemente timorosi per come si sarebbe svolto l’arrivo delle truppe e per come si sarebbero messe le cose.
Non distanti da noi osservammo due soldati tedeschi che, a passo lento, fucile in spalla e non più baldanzosi come qualche giorno prima, ma dimessi e per nulla intimoriti, discendevano lentamente verso il fondovalle. Insieme forse ad altri pochi avevano rallentato l’avanzata alleata. Provai per loro grande pietà, ed apprezzai la loro tenacia e il loro alto senso del dovere.
Ad un tratto sopraggiunse un giovane della zona, certo Rocco Bove, che cavalcava una cavallina bianca. Si fermò davanti ai nostri ricoveri e ci mostrò dei barattoli di latte in polvere e qualche pacchetto di sigarette americane. Era la prova evidente che le truppe alleate erano ormai vicine.
Di lì a poco fecero la loro apparizione le prime pattuglie alleate, i tanto attesi nostri liberatori che, a piedi e su più file, a passo lento, armati di tutto punto e guardinghi, passarono proprio davanti a tutta la serie dei nostri ricoveri. Erano indiani della 21^ Brigata della 8^ Divisione di Fanteria Indiana, appartenente alla VIII Armata Inglese. Furono accolti con grande entusiasmo e lunghi battimani ma, incuranti, essi proseguirono verso monte Toce, da dove si poteva osservare l’abitato di Fontana Liri Superiore e lì si attestarono e trascorsero la notte. L’indomani, di buon’ora, ripresero l’avanzata. Obiettivo dell’avanzata era Roma che venne liberata solo dopo qualche giorno, il 4 giugno 1944.
Nella zona dei Renzitti e del Collefontana giunsero le truppe polacche. Reparti di neozelandesi, invece, si accamparono nell’area compresa tra Via Pola e Via Fiume.
Al seguito delle truppe di prima linea, i genieri alleati aprirono attraverso boschi e dirupi una strada di discreta carreggiata, anche se dal fondo dissestato, per consentire, man mano che il fronte avanzava, il passaggio di un considerevole numero di mezzi militari di ogni tipo e grandezza, tutti contrassegnati da una ben visibile stella bianca Erano ruspe, scavatori, carri armati, numerosi automezzi articolati, cingolati e su gomma, camion di tutte le grandezze e camionette colme di soldati in assetto di combattimento .
E tutto questo – chi lo avrebbe solo potuto immaginare ! – nella zona più inaccessibile del paese, l’alto Casale, dove io allora mi trovavo, raggiungibile fino a quel momento soltanto a piedi, lungo qualche raro sentiero o a dorso di mulo.
Grande fu lo stupore mio e di tutti gli sfollati presenti in quella zona per la facilità con cui la strada veniva aperta.
Le nostre montagne, nel giro di solo ventiquattr’ore, erano state aggredite, sbancate e rese percorribili con ogni mezzo.
In questo scenario quasi irreale il sorriso tornò ad affiorare sul mio volto, provai dentro di me una gioia immensa, dimenticai quasi i guai trascorsi e cominciai a ben sperare”.

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