Le mura poligonali

Post su Facebook nella pagina “Storia dimenticata” segnalato da Orazio Riccardi. 

LE MURA POLIGONALI E CICLOPICHE NEL LATIUM E IN ITALIA, SONO DI EPOCA ROMANA?
( VIII – III SEC. a.c. )
Applichiamo la logica.
Nella cronologia storica degli insediamenti che hanno interessato il Latium Antico, l’area Romana è senz’altro la più giovane in questo senso.
La zona che interesserà la nascita e la fondazione della città di Roma, così come quella che ospiterà nella mitologia romana, la mitica Alba Longa, il territorio posto tra il Lago Albano e quello Sabazio, così come lo spazio a sud, che poi sarà chiamato Agro Pontino, le coste marine che si trovano tra il Circeo e l’odierna S. Severa, saranno infatti tutte zone, che saranno abitate in modo stanziale molto più tardi delle altre, all’interno del Lazio.
PERCHÉ’ QUESTO RITARDO NEI CONFRONTI DEGLI ALTRI INSEDIAMENTI UMANI?
IL VULCANO LAZIALE DEI COLLI ALBANI
Il distretto Vulcanico Laziale è ancora tutt’oggi attivo.
La sua fase eruttiva più violenta si è esaurita appena 36000 anni fa, con una colonna eruttiva valutata fino a 18 – 21 km di altezza, e con depositi vulcanici caduti a più di 100 km dal cratere Albano. Confrontato con gli altri Vulcani Cimino, Vicano e quello del lago di Bolsena, ma anche con il cratere del lago di Bracciano, il complesso Vulcanico Albano, si presente senz’altro come un adolescente.
Ma quello che vogliamo sottolineare in questa sede, è l’esistenza di continue eruzioni e scosse sismiche, dalle quali fu interessata l’intera zona, fino in epoca storica.
Secondo recentissimi studi infatti, eseguiti dal Prof Renato Funiciello – (Geologo- Scienziato: Tripoli, 3 Luglio 1939 – Roma, 14 Agosto 2009) le manifestazioni vulcaniche e lahar si sono verificate fino a circa 5000 anni fa!
Ma non basta, esistono numerosi dati che dimostrano successive e importanti eruzioni.
Nella parte settentrionale del cratere Albano è stato riscontrato un deposito vulcanico di circa 90 cm datato a circa il 1190 a.c., il quale aveva ricoperto delle urne cinerarie, e quindi un insediamento umano.
Le notizie si protraggono fino in epoca romana, tanto da indurre gli architetti romani a costruire un canale per regolare il livello del Lago di Albano (Castel Gandolfo) il quale più volte sospinto da eruzioni allaga con le sue acque “vulcaniche” l’intera zona, fino al mare.
“ Lungo le pendici occidentali dei Colli Albani fino all’odierna periferia sud-est di Roma, la quasi totale assenza di dati ( popolamento umano del comprensorio dei Colli Albani) relativi a siti di queste fasi è stata determinata dagli eventi eruttivi olocenici del Vulcano Laziale che hanno provocato lo svuotamento a più riprese del Lago Albano con la formazione di un flusso di Lahar che, trasbordando i margini meno elevati del lato settentrionale del cratere nei pressi di Monte Crescenzio, ha colmato le valli del territorio sottostante formando un esteso pianoro che da Ciampino raggiunge l’area dell’Anagnina e della Tuscolana fino al corso del Fosso del Giardino (Funiciello et alii 2002).”
Per l’intera preistoria fino ad epoca storica, gli insediamenti nell’area coinvolta dalle possibili eruzioni, e cioè quella Romana e quella dei Castelli Romani in particolare, sarà interessata piuttosto da insediamenti abitativi precari e palafitticoli, posti all’interno e vicino ai corsi dei fiumi e dei laghi, poiché anche la costa prospiciente il Vulcano Albano Laziale, si presentava pericolosa, visto il suo costante cambiamento, anche questo causato dai fenomeni sismici e vulcanici che mutavano il percorso dei corsi d’acqua alla foce, e la conformità delle coste stesse, trasformando immense aree in paludi inabitabili.
“Le modalità di occupazione del territorio indicano come venissero privilegiati i piccoli margini terrazzati lungo gli affluenti dei fiumi Tevere e Aniene dove numerosi sono gli insediamenti identificati, anche se, in misura minore, tracce di abitati si riscontrano anche su pianori nei pressi di sorgenti e in zone palustri.”
Dunque, possiamo dedurre, che l’intera area all’ombra dell’attività del complesso Vulcanico dei Colli Albani, non è interessata da insediamenti umani stabili, fino in epoca storica, e quindi per quello che interessa il Lazio, fino ad un’epoca posta intorno all’anno 1000 a.c.
Eppure, come abbiamo poc’anzi accennato tutte i centri dai quali prenderà origine la civiltà Romana sono posizionati all’interno di questa isola geologica :
“Ai Castelli si concentravano i luoghi religiosi e politici più importanti della Lega Latina: su Monte Cavo, l’antico Mons Albanus, si venerava Giove Laziale; ad Aricia era venerata Diana, nel famoso tempio rinvenuto sulle rive del Lago di Nemi noto per l’usanza del rex Nemorensis; a Lanuvio era venerata Giunone Sospita. Le riunioni politiche della Lega si tenevano nel Locus Ferentinus, foro suburbano collocato secondo alcuni[5] presso il Caput Aquae Ferentinum nel Bosco Ferentano di Marino, e secondo altri[6] presso Cecchina.”
Sui Colli Albani doveva trovarsi Alba Longa, la Madre di Roma.
LA COMPOSIZIONE ETNICA DEI POPOLI AL MOMENTO DELLA FONDAZIONE DI ROMA
Il popolamento dell’area che vedrà muovere i primi passi della futura grandezza della Civiltà Romana, viene alimentato da quei popoli che resteranno famosi nella storia per aver contribuito con i loro geni, e la loro cultura, alla fondazione stessa di Roma.
I Sabini, i quali si tramanda provenissero dalle alture Reatine, e dall’Abbruzzo, in molti casi questo popolo sarà collegato anche agli Umbri.
Gli Etruschi che erano scesi dalla Tuscia meridionale, posta nell’alto Lazio, posizionati dalla costa marina fino all’interno tra i Colli Amerini e l’Umbria.
I Siculi che si muoveranno anche loro da zone poste tra il Reatino e i Cimini, per andare ad allocarsi all’interno della nuova area disponibile da occupare, questo in modo molto probabile insieme o parallelamente ai Liburni e ai Veneti, con i quali erano scesi dal Veneto, dalle Marche o erano risaliti dalle Puglie attraverso l’Abbruzzo.
Tutti questi popoli erano originari, o erano passati attraverso quei territori e quei luoghi, dove noi uomini moderni vediamo svettare, ancora oggi, le maestose Città Saturnie, con i loro muri imponenti, le pietre ciclopiche, gli incastri laboriosi e geniali tra una pietra e l’altra.
MA NESSUN MURO POLIGONALE \ CICLOPICO FU MAI COSTRUITO NELLA ZONA DI ROMA E DEI COLLI ALBANI, COME D’ALTRONDE IN TUTTA L’AREA COINVOLTA DAI FENOMENI SISMICI E VULCANICI DEL COMPLESSO VULCANICO LAZIALE, NOI NON TROVEREMO MAI NULLA CHE POSSA SOMIGLIARE AD ALATRI, AD ARPINO COSI’ COME AD AMELIA O A COSA.
Applichiamo la logica.
L’archeologia ufficiale moderna, si ostina ad affermare che le mura poligonali – ciclopiche sono databili ad un’epoca riconducibile all’ VIII – III secolo a.c. In alcuni casi afferma con certezza che esse sono Mura Romane.
Ora noi possiamo verificare con eguale assoluta certezza, che la Civiltà Romana, nata esattamente in quel periodo, e nota in tutto il mondo per le sue grandi capacità ingegneristiche e tecniche, non possiede sin dall’inizio e fino alla fine del suo impero, una tecnica di costruzione che può paragonarsi a quella delle mura poligonali ciclopiche.
COME POSSIAMO ALLORA DEFINIRE ROMANA UNA TECNICA CHE NON RISULTA ESSERE PRESENTE IN NESSUN CASO SUL TERRITORIO ORIGINARIO ROMANO?
I ROMANI DUNQUE COSTRUIVANO MURA COLOSSALI PER DIFENDERE PAESI E CITTÀ’ CHE POTEVANO MAGARI D’UN TRATTO DIVENTARE SUE NEMICHE?
FORNIVANO DI MURA DIFENSIVE COLOSSALI, CITTÀ’ CHE AVEVANO APPENA CONQUISTATO?
L’informazione sopra descritta, relativa alle eruzioni del Vulcano Laziale, e circa le modalità insediative non stabili che caratterizzano il popolamento dell’area Romana e Albana, dove addirittura sul Palatino verrà individuato un insediamento umano vittima delle eruzioni vulcaniche, ci porta per mano a focalizzare un altro dato contestuale a questo poc’anzi espresso, il quale forma il quadrato della situazione.
LE FAMOSE CITTÀ’ SATURNIE, SONO INFATTI COLLOCATE TUTTE, CON I LORO MURI POLIGONALI, INTORNO ALLE AREE VULCANICHE PIÙ’ ATTIVE, A DEBITA DISTANZA DI SICUREZZA!
Le città dell’antico Lazio, provviste di Mura Poligonali sono dislocate a Nord sulla fascia costiera che interessa gli antichi Porti di KISRA ( CERI ) – S. Severa, e quindi l’area Umbra ( Amelia ) e della Tuscia, ad Est sulla fascia preappenninica Laziale, dove nel frusinate troviamo la loro più alta concentrazione con Alatri, Arpino e tutte le altre, per scendere poi verso il mare nel Sud della Regione, quindi nel basso Lazio, con il Circeo, Terracina ed altre.
Gli insediamenti Ciclopici, più vicini all’area Vulcanica, sono Cori e Palestrina con la sua Rocca Megalitica oggi identificata con San Pietro Romano.
E’ chiaro che la logica ci porta a pensare che mentre l’area Vulcanica era inabitabile e disponibile soltanto ad insediamenti precari e mobili, in una epoca possibilmente individuabile tra il IV° \ III° millennio a.c. e il 1000 a.c. , la zona Laziale circostante invece andava ad ospitare una Civiltà capace di costruire tali opere architettoniche, ancora oggi in piedi e possibili ancora da essere visitate !
Quali sono le domande che sorgono spontanee?
Se le mura poligonali megalitiche sono COEVE alla nascita della civiltà Latina, come mai non furono costruite nella sua area originaria?
Come mai tale “moda tecnica” non conquistò e non coinvolse gli architetti romani, a Roma?
Come mai tali maestranze non lavorarono mai per quella che sarà la civiltà che conquisterà il mondo?
E se coloro che costruirono queste opere, non furono i Romani, ma un popolo coevo alla stessa civiltà e cultura Romana ( VIII – III sec. A.c. ) , come è possibile, che i Romani non abbiano lasciato traccia dell’inevitabile scontro tra la loro espansione e questo popolo, sicuramente non propenso ad sottomettersi facilmente, visto le capacità difensive che era capace di mettere in piedi ?
È evidente che è esistita una civiltà, che ha costruito città fortificate con mura poligonali e ciclopiche, che ha costruito canalizzazioni di fossi, torrenti, fiumi, operate con opere poligonali e ciclopiche, ed ha fatto tutto questo lavorando ed insediandosi appositamente, lontano dal pericolo delle eruzioni vulcaniche, in luoghi protetti da tali fenomeni anche sismici.
In merito a ciò non dimentichiamo la caratteristica antisismica degli stessi muri poligonali!
LE ERUZIONI VULCANICHE HANNO TERMINE PROPRIO ALL’INIZIO DELLA CIVILTÀ’ ROMANA.
E’ quindi impossibile datare queste città dall’VIII sec. A.c., in poi, ma altresì le stesse non possono essere che collocate nel II millennio o nel III millennio a.c.
Che civiltà è stata a fare questo ?
Non lo sappiamo.
Ma non lo sappiamo non perché sia impossibile scoprirlo, ma soltanto perché “qualcuno” ha deciso che in Italia non ci fu alcun vagito culturale né di civiltà alcuna, se non dopo l’anno 1000 a.c. ed ancora di più, punto fermo per ogni storico che si rispetti, non ci fu alcun inizio se non dall’VIII secolo a.c. in poi.
Saturno, Giano e l’età d’Oro, dormono sepolti da un moderno, non molto comprensibile oscurantismo.
Non possiamo che sentirci più vicini alla genuina curiosità della Marianna Candidi Dionigi del 1809, nel suo viaggio ” … in alcune città del Lazio, che diconsi fondate dal Re Saturno “

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