Sanità, Lazio e Lombardia a confronto

Nico Frioni (PD di Alatri) su Facebook. 

Centrodestra, amici del privato e delle forbici.

Ormai siamo in quasi piena campagna elettorale, ed ormai routine i post di un noto consigliere regionale di opposizione della nostra zona, che cita più spesso il PD o “la sinistra” che sua moglie o il partito in cui lo dovrebbero votare (in discreta picchiata nei sondaggi)

Sono tanti i post sulla sanità, che a sua detta versa in situazione catastrofica, e io, da amante dei numeri, sono andato a vedere i numeri. Comparando i dati del Lazio con i dati dove il centrodestra governa da 30 anni: il Nord Italia.

Ho tirato fuori l’Annuario Statistico del Ministero della Salute al 2020, e un po’ di altri dati.

Anche se basta non andare troppo lontano: basta tornare indietro di due anni, e vedere come é collassato il Sistema Lombardo di fronte al Covid, e di come il Sistema Laziale invece abbia ha retto, tra difficoltà, contagi, un nemico sconosciuto, ma la nostra ASL ha avuto la fortuna di avere una signora dirigente come Pierpaolo D’Alessandro che ha egregiamente diretto e diviso i compiti della nostra ASL, sia durante la pandemia sia durante la campagna vaccinale. Abbiamo avuto un signor Assessore come Alessio Amato. Mi ricordate che fine ha fatto l’Assessore della Salute Lombarda durante la Pandemia? Ah, si.

Dato iniziale: abitanti Lombardia 10,06 milioni
Lazio 5,67 (di cui 2,5 solo a Roma)
Veneto 4,9

Iniziamo con l’affollamento dei Pronto Soccorso. Le foto 1 e 2 sono dei pronto soccorso nel Centro di Torino, e della situazione negli ospedali di Milano. Simile a quello che succede a Frosinone o Roma.

Questo perché c’è un uso eccessivo ed improprio dei Pronto Soccorso, pari al 93% degli accessi, in tutta Italia. il 67% dei casi sono codici verdi, il 26 % bianchi, che intasano le corsie e aspettano anche fino a 2 giorni.

Questo perché? 1) ovviamente un mal uso dei cittadini dei Ps come se fossero degli ambulatori da usare per analisi, referti a poco costo e a qualsiasi ora. 2) (Foto 3 e 4 presa dall’ultima inchiesta di Report in linea con i dati del Ministero della Salute) La Lombardia dal 1997 al 2020 ha chiuso 54 pronto soccorso, 8 solo nei 35 km tra Milano e Bergamo.
Il Veneto ne ne ha chiusi 54, passando da 69 a 15.

Nel Lazio tolti gli anni dei tagli Polverini, negli ultimi 10 anni sono stati chiusi 0 pronto soccorso. Nonostante 10 anni di commissariamento.

Totale: 40 pronto soccorso nel Lazio, 40 in Lombardia, 15 in Veneto. Rimonta anche nei Centri di Rianimazione e nei Pronto Soccorso Pediatrici.

É essenzialmente qui il problema: le attese in Pronto Soccorso sono dovute ad un improprio uso da parte dei cittadini, a turnazioni eccessive, mancanza di personale, non solo negli ospedali, ma proprio sul mercato del lavoro medico. A Milano la Ferp, importante società privata nel campo, sta trattando con una società che fornisce infermieri provenienti dall’India.

Secondo motivo: non si riesce a fare turnover dei posti letti tramite le dismissioni. Storica storia quella di un paziente dello Spallanzani che non si riesce a dimettere perché senza dimora. O dei vari pazienti del Sud negli ospedali capitolini che non si possono dimettere perché devono sostenere le visite post operazione.

Capitolo investimenti: nel Lazio sono in via di apertura, costruzione, progettazione 5 nuovi Ospedali. In Lombardia solo 1, che accorperà 2 ospedali già esistenti, e il totale rifacimento del Policlinico di Milano.

Capitolo investimenti macchinari: dall’Annuario Statistico si evidenza come il Lazio abbia raggiunto e superato Lombardia e Veneto per numero di macchinari di ultima generazione negli ospedali pubblici: 597 macchinari per la Lombardia, 400 per il Veneto, 747 per il Lazio

Il Lazio ha superato la Lombardia e Veneto per numero di Case di Cura, 89 a 73 e 19. Rimonta nelle strutture di ricovero pubbliche, 58 Lombardia contro le 54 del Lazio e le 23 del Veneto. La Lombardia doppia ancora per numero di posti letto, 40 mila a 23 mila, alla luce anche del doppio degli abitanti.

Situazione Medici di base: in Lombardia mancano oltre 3mila medici di base, con oltre 3 milioni di persone potenzialmente senza medico di famiglia. Già adesso ci sono situazione in cui interi paesi e aree non hanno il medico di base. Il Lazio vive lo stesso problema ma in maniera minore.

Se l’attuale rapporto é già di un medico di famiglia ogni 1547 pazienti in Lombardia, nel Lazio é ancora di uno a 1116. In Lombardia si é già arrivati a consentire 2000 pazienti a medico, nel Lazio il limite é stato alzato solo a 1 ogni 1500. Il Lazio però ha una maggiore copertura e non vi sono paesi senza un numero di medici che rientri nel range di pazienti.

Potrei andare avanti per ore, parlare delle liste d’attese, dell’ultima riforma della Sanità Lombarda ad opera Fontana – Moratti che ha equiparato la sanità pubblica a quella privata, con quest’ultima che potrà entrare nei reparti pubblici e dare servizi a pagamento. Alle 32 case della salute inaugurate nell’ultimo anno e completamente vuote e non funzionanti. Ma come al solito, la propaganda meritrice si dimostra l’unica cosa in cui i membri del centrodestra dimostrano di essere bravi.

Ma basta fare un esempio: se prenoti una visita sul portale della Regione, ti compaiono gli ambulatori privati dove andare a fare la prestazione. E non puoi nemmeno prenotare. Devi chiamare il centro e vedere se hanno posto.

4 degli ultimi 8 ospedali pubblici chiusi dalla Regioni sono entrati in possesso delle Ferp, il primo nel 2003 sotto la gestione Formigoni, azienda sanitaria privata che dietro solo 2,9 milioni di conguagli alla Regioni, fattura 20 milioni all’anno in visite private.

La Lombardia ha trasformato la Sanità Pubblica in roba per ricchi, o per chi vuole o può pagare. Questo é il modello del Nord, dove amministrano quelli bravi

 

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