Intervista a Stefano Bonaccini

Intervista al Presidente del Pd Stefano Bonaccini

🗞️Da La Stampa

📌Tornate all’attacco sull’autonomia differenziata, non era stato proprio lei a dire che sarebbe “un errore schierarsi a prescindere contro”?

«Mettiamo in chiaro i termini della questione. Resto convinto che la valorizzazione delle autonomie locali sia un principio corretto, perché nessuno, come chi amministra le proprie comunità, ne conosce i bisogni e può gestire al meglio le risorse. Ecco, con questa impostazione il disegno di legge Calderoli non c’entra assolutamente nulla: è solo un provvedimento vuoto, senza un euro destinato a garantire gli stessi servizi ai cittadini da Sud a Nord, mai discusso e condiviso con le Regioni e i Comuni».

📌Il ddl Calderoli subordina il riconoscimento dell’autonomia delle Regioni alla determinazione dei Livelli essenziali delle prestazioni, da garantire in ogni area del territorio nazionale. Ma sulla definizione dei Lep si sta lavorando da quasi un decennio e il costo è esorbitante. Diciamo la verità: governo e opposizione sanno che una vera riforma non vedrà mai la luce ma interpretano il gioco delle parti?

«I Lep sono la garanzia della tenuta del Paese, della comunità nazionale. Fissano i livelli minimi di prestazione e di finanziamento che devono essere comuni a ogni area del territorio italiano, dal Tirolo alla Sicilia. Se saltano, non si tratta di autonomia, ma di secessione. Sarebbe impensabile. Però, mi permetta, io sono più ottimista di lei: una riforma si potrebbe fare eccome, purché condivisa e col pieno coinvolgimento del Parlamento. In Emilia-Romagna votammo, senza un solo voto contrario e con l’appoggio di tutte le parti sociali e imprenditoriali, un progetto di autonomia su singole materie con ricadute concrete per famiglie, cittadini e imprese, per avere servizi più efficienti e risposte più veloci dalla pubblica amministrazione. Senza chiedere un euro in più allo Stato, anzi con la certezza di poter fare con meno rispetto agli attuali trasferimenti una volta a regime».

📌Del ddl Calderoli cosa c’è di condivisibile e cosa è da respingere in toto?

«Di condivisibile, nulla. E nemmeno di condiviso: ripeto, è una riforma che il governo si è fatto da solo, senza coinvolgere le Regioni. Basta questo a renderla inattuabile e sostanzialmente morta prima ancora di essere approvata».

📌C’è davvero un “nuovo” Pd diverso dai precedenti?

«È stata premiata la scelta di essere finalmente uniti. Abbiamo fatto gioco di squadra e mi auguro che la stagione dei litigi e delle polemiche interne sia definitivamente alle spalle. La segretaria Elly Schlein ha scelto giustamente di indicare pochi temi, ma rilevanti nella vita delle persone: lo smantellamento della sanità pubblica che sta attuando il governo e la battaglia per il salario minimo legale, perché non è degno di un Paese civile che si lavori per pochi euro l’ora. Gli elettori ci hanno premiato e hanno indicato il Pd come l’alternativa piùcredibile alla destra, il perno su cui costruire una futura coalizione di centrosinistra. Chi non lo accetta, consegna automaticamente il Paese a Meloni per i prossimi decenni».

📌Romano Prodi, parlando con La Stampa, ha detto che l’opposizione deve dotarsi di una forte cultura di governo. Condivide?

«Al cento per cento. E il successo di amministratori locali come me, Enzo Decaro, Dario Nardella, Giorgio Gori o Matteo Ricci, solo per citarne alcuni, lo conferma, insieme ai tantissimi sindaci che si sono confermati o hanno addirittura già vinto con affermazioni nette in città importanti. L’ho sempre detto: un’opposizione è più credibile quanto più sa affiancare alla protesta anche una proposta alternativa a quella del governo. Come abbiamo fatto sulla sanità, presentando una proposta di legge che fissa nel 7,5% il rapporto minimo fra il Pil e la spesa sanitaria annuale, che oggi è sprofondato al 6,2%, fra i più bassi in Europa».

📌Il Pd che fa il pieno a sinistra non crea un vuoto tra i moderati? Non avete pregiudizi che sconfinano nell’odio verso Renzi, mentre Calenda è il “buono”?

«In Emilia-Romagna io governo una coalizione dalla sinistra e i verdi ad Azione e Italia Viva. E con il M5s governiamo insieme in città importanti come Bologna, Ravenna o Modena. Non esistono veti, ma alleanze basate su un programma chiaro e candidature serie. Con tutto il rispetto per le persone e i militanti dei loro movimenti, mi auguro che Calenda e Renzi abbiano capito che arroccarsi ognuno sul proprio monte equivale a condannarsi all’irrilevanza politica, quando invece possono portare contributi importanti alla costruzione dell’alternativa. Noi vogliamo tornare al governo del Paese e per farlo non possiamo non parlare ai tanti moderati che non si riconoscono nella Lega di Vannacci o nella destra amica di Orban e Trump».

Lascia una Risposta








 Acconsento al trattamento dei miei dati personali (Regolamento 2016/679 - GDPR e d.lgs. n. 196 del 30/06/2003). Privacy Policy.

Il presente sito fa uso di cookie anche di terze parti. Si rinvia all'informativa estesa per ulteriori informazioni. La prosecuzione nella navigazione comporta l'accettazione dei cookie. Leggi di più

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi