Angela Nicoletti su facebook
Lettera aperta: A quella ragazza che non ce l’ha fatta, e a tutte le altre che ancora lottano
C’è una notizia che, da giorni, mi tormenta. Una ragazza di 17 anni, a Latina, si è lanciata dal balcone dopo aver saputo di essere stata bocciata agli esami di riparazione. Ha lottato tra la vita e la morte, e poi se n’è andata.
Quella ragazza potevo essere io.
Non lo dico per retorica, lo dico con verità. Perché non tutti sanno – anche se oggi sono una giornalista affermata, conosciuta soprattutto nel Basso Lazio – che io ho avuto tre bocciature.
Una alle medie, perché a causa di un lungo ricovero ospedaliero non riuscii a recuperare l’anno. Le altre due al liceo, in un contesto scolastico dove, come spesso accade, certi professori si limitano a valutare ciò che vedono in superficie, senza indagare davvero il potenziale di un alunno. E così vieni schiacciato dentro uno schema: quello del “non ce la fai”.
Sono state esperienze devastanti. Per me, per la mia famiglia. All’epoca – parlo di quasi quarant’anni fa – una ragazza con tre bocciature era considerata un fallimento. Un asino patentato, si diceva. C’erano quelli che mi dicevano: “Lascia stare, vai a fare la parrucchiera”. E una professoressa mi disse, testualmente: “Forse fare la sciampista sarebbe più adatto a te”.
Io che rispetto profondamente chiunque svolga quel lavoro – e anzi, ringrazio sempre chi si prende cura di me lavandomi i capelli e facendomi sentire meglio – lo vissi però come una condanna, una sentenza definitiva sulla mia vita.
Poi successe una cosa. Mio padre – un uomo severo, ma visionario, un tipo fuori dalle righe – decise di iscrivermi a un’altra scuola: l’Istituto Magistrale.
E lì ho cominciato a volare.
Presi la maturità. E iniziai a scrivere.
Perché questo io sapevo fare, scrivere. Lo facevo anche quando nessuno lo vedeva. Al liceo, scrivevo i temi per tutti. Ma sembrava non contare. Solo in quinta elementare, una maestra – la signora Ermelinda Cantelmo Santoro, il cui nome non ho mai dimenticato – capì chi ero. Un mio tema lo lesse a tutta la scuola, fiera. Ma dopo, il silenzio.
Io però sono stata fortunata.
Fortunata ad avere un padre che capì che ero semplicemente nel posto sbagliato. Fortunata a trovare, finalmente, qualcuno che credesse in me.
Ecco, quando oggi si parla di dispersione scolastica, di disagio giovanile, di fallimenti educativi, io penso sempre alla fortuna. Perché è tutta lì la differenza. Se sei fortunato, incontri insegnanti preparati, umani, capaci di ascoltarti e indirizzarti. Se sei sfortunato, finisci con l’essere umiliato. Anche per come ti vesti. Per la zona da cui vieni. Per un accento. Per una famiglia modesta.
C’è una frase che una professoressa disse a me e a una mia amica – che oggi, per inciso, è diventata giudice:
“Siete dei sepolcri imbiancati.”
Avevamo 14 anni. Trent’anni fa. E ancora oggi, quella frase brucia.
Mi chiedo: cosa resta addosso a una ragazza di 17 anni che si sente fallita per una bocciatura?
Il vuoto. Il giudizio. Il senso di inutilità.
Lo so, perché ci sono passata. E oggi, in un mondo dove pure ci sono psicologi, corsi di recupero, tutor, piattaforme, Google, ChatGPT… resta un vuoto che la tecnologia non può colmare.
La delusione per non essere riusciti, per non sentirsi visti, è universale. È trasversale. E può diventare devastante.
Non voglio dare colpe. Ma un invito sì, sento di farlo.
Ai docenti: non smettete mai di guardarci davvero. Di leggere tra le righe. Di cercare la persona dietro la pagella.
Alle famiglie: state vicini ai vostri figli, anche quando sembrano aver fallito. Soprattutto in quel momento.
Alle ragazze e ai ragazzi: la scuola può sembrare tutto, ma non lo è. La vostra vita non è una bocciatura. Non è un giudizio. È un percorso. A volte tortuoso, ma pieno di possibilità.
E a te, che non ce l’hai fatta, dico solo questo: mi dispiace.
Mi dispiace che nessuno ti abbia detto che si può cadere, e poi rialzarsi.
Che si può sbagliare, anche tre volte, e poi diventare giornalisti, giudici, artisti, scienziati, parrucchieri. O semplicemente, essere felici.

