8 Settembre 1943: armistizio

Dalla bacheca facebook di Sergio ProiaLa sera dell’8 settembre 1943 fu diffusa la notizia della resa dell’Italia. In seguito a ciò vi fu uno sbandamento generale e la disintegrazione delle forze italiane. Ne approfittarono le truppe tedesche che, già da tempo, avevano programmato un piano per il disarmo immediato degli italiani, la loro cattura e l’internamento. Fu così che in pochi giorni, in Italia settentrionale, in Francia meridionale e sul fronte greco – balcanico furono disarmati oltre un milione di soldati italiani. Anche i militari della Regia aeronautica che erano ancora schierati in Italia, in Francia e nelle isole dell’Egeo furono fatti prigionieri dalle truppe tedesche e condotti a lavorare nei lager in condizioni disumane. Tra questi c’era mio padre Bernardo Regola, aviere scelto della Regia Aeronautica, motorista, che in quei giorni si trovava di guardia nell’aeroporto militare di Gorizia, in forza al 1°Nucleo Addestramento Aerosiluranti. Circa 650.000 italiani furono trasferiti nei campi di prigionia del Terzo Reich in Germania. Vennero trattati brutalmente senza alcuna osservanza delle leggi internazionali previste per i prigionieri di guerra, spogliati di ogni cosa personale e sottoposti a continui e incalzanti interrogatori. Alcuni di essi accettarono di essere incorporati nelle varie milizie tedesche e nel nuovo esercito fascista repubblicano sotto la bandiera delle R.S.I. ma la stragrande maggioranza preferì essere fedele al giuramento prestato alla nazione, rifiutando ogni forma di collaborazionismo Nonostante fossero state offerte loro migliori condizioni di vita e di lavoro, se avessero accettato, gli italiani scelsero di rimanere prigionieri in Germania nei lager come autentico atto di resistenza, una resistenza senza armi, ma che va ugualmente apprezzata come viene giustamente ricordata la lotta partigiana. Dobbiamo onorare tutti quei militari che preferirono la lealtà alle istituzioni e scelsero di preservare la loro dignità di uomini anche se in questo modo avrebbero dovuto subire una durissima prigionia. È giusto riportare alla memoria queste vicende affinché le nuove generazioni possano trarne esempio ed esse non si debbano mai più ripetere. Chi è riuscito a tornare a casa non ha avuto per lungo tempo il dovuto riconoscimento. Centinaia di migliaia di soldati rinchiusi e resi schiavi dai tedeschi sono stati dimenticati da una società che non ha voluto o saputo dare il giusto peso alle sofferenze ed ai sacrifici subiti da questi servitori del proprio paese. 

 
Tratto da: LA STORIA IN UN LIBRO 
“RICORDERÒ PER NON PIÙ DIMENTICARE” “TESTIMONIANZA DI UN INTERNATO MILITARE ITALIANO NALLO STALAG IX C”
di Sergio Proia e Rosalba Regola

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