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Una storia che in pochi conoscono, forse perché i leader più noti della banda più nota erano altri. Al cinema e sul grande schermo ha acquistato una grande popolarità con il soprannome di “il libanese”, ma nella realtà il suo soprannome era un altro, “er Negro”, a causa del colore scuro della pelle, e, in precedenza, “er fornaretto”.
Franco Giuseppucci nasce nel 1947 nel quartiere Trastevere a Roma. È figlio di un fornaio, ma quel lavoro faticoso e poco remunerativo che intraprende da ragazzo non è in linea con le sue aspirazioni.
Inizia così ad affacciarsi nel mondo della malavita romana, lavorando come buttafuori in una sala da gioco a Ostia e instaurando progressivamente contatti nel sottobosco criminale della capitale.
Alla metà degli anni ’70 Giuseppucci coglie un’opportunità: la criminalità romana vive una fase di transizione, con le vecchie “batterie” (piccoli gruppi di 4-5 criminali che agiscono sempre insieme) che si rivelano inadatte a mantenere il controllo sulle attività criminose di una metropoli. In questo contesto entra fortuitamente in contatto con altri malavitosi, Enrico De Pedis e Maurizio Abbatino.
L’episodio chiave che porta alla nascita della più importante banda criminale della storia italiana è il furto di un’auto. Giuseppucci ha nella sua disponibilità un Maggiolino Volkswagen a bordo della quale è custodito un borsone pieno di armi che appartiene a Enrico De Pedis.
Un giorno l’auto gli viene rubata e finisce, insieme alle armi, sotto il controllo della batteria capeggiata da Abbatino. Quando Giuseppucci la va a cercare, si crea la connessione che porterà alla nascita della banda, e cioè appunto Giuseppucci, considerato l’artefice, De Pedis (soprannome: Renatino, il Dandy nella fiction) e Abbatino (soprannome: Crispino, il Freddo nella fiction).
Tra le prime grandi operazioni criminali, considerato l’atto di nascita della banda, c’è il sequestro del duca Grazioli Lante della Rovere che avviene il 7 novembre 1977. Nonostante il pagamento del riscatto, Grazioli viene ucciso dopo aver visto in faccia uno dei carcerieri.
Vicino ad ambienti dell’eversione dell’estrema destra, Giuseppucci con la banda incentra le attività sul gioco d’azzardo, in particolare sulle scommesse negli ippodromi e nelle sale corse.
Nel luglio 1978 quelli della banda uccidono Franco Nicolini, detto “Franchino er Criminale”, detentore di una sorta di monopolio sulle scommesse romane. Dopo il sequestro Grazioli è la svolta per affermare la supremazia a Roma della banda della Magliana, nella quale vale la regola della “stecca para”: non esiste un vero e proprio “capo” e gli affiliati partecipano ai profitti con quote uguali, lasciandone però gran parte in una cassa comune che serve per finanziare armi, traffici e corruzioni.
L’idea funziona, la banda stabilisce alleanze di peso con gruppi di camorra e ’ndrangheta e con movimenti politici estremisti, come i Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR). Il traffico di droga, che la banda comincia a controllare, fa affluire nella cassa fiumi di denaro. La decisione nel liquidare i malavitosi di altre bande e la capacità di corrompere creano le condizioni per il controllo della città. È un’organizzazione potente perché “ibrida”: parte mafia urbana, parte criminalità di strada, parte intreccio con poteri occulti e movimenti armati.
Le attività della Banda proseguirono per anni, ma senza Giuseppucci, che fu il primo di una lunga serie di morti. Il 13 settembre 1980, er Negro fu colpito al fianco da un proiettile esploso da uno dei fratelli Proietti, i componenti della banda rivale dei “Pesciaroli”. Nonostante la ferita riuscì a guidare la sua Renault 5 da piazza San Cosimato a Trastevere fino all’Ospedale Nuovo Regina Margherita, dove morì poco dopo a 33 anni.
Con la morte di Giuseppucci, figura carismatica all’interno della banda, gli equilibri cambiarono. Dopo un breve periodo in cui la vendetta contro i Proietti in qualche modo rinsaldò l’unione, emersero i contrasti e iniziò il declino.
Molti anni dopo un film e una fortunata serie televisiva, a seguito di un romanzo scritto dal giudice Giancarlo De Cataldo, tutti con il nome di “Romanzo criminale”, hanno riproposto la storia della banda della Magliana, facendo conoscere al grande pubblico la figura di Giuseppucci, che nella finzione ha un altro nome e il soprannome “il libanese”, e degli altri componenti.
Nel film, diretto da Michele Placido, il libanese è interpretato da Pierfrancesco Favino, mentre nella serie di Stefano Sollima, è interpretato da Francesco Montanari.

