La Valle d’Ansanto in Irpinia ed il Laghetto bello ma pericoloso

La Mefite,il laghetto che ribolle, di origine sulfurea,situato nel territorio del comune di Rocca San Felice le cui esalazioni gassose rendono l’aria fetida e irrespirabile. 

La Valle D’Ansanto citata da Virgilio nel libro settimo dell’Eneide, luogo dove appunto sorge una misteriosa area da secoli ritenuta il passaggio dalla terra agli Inferi. Oltre a Virgilio, ci sono altre testimonianze di autori latini che sottolineano l’atmosfera infernale del luogo, come Cicerone, secondo il quale la mefite era la bocca dell’inferno. La Valle d’Ansanto (Lacus Ampsanctus in latino), apparentemente simile a un laghetto, è in realtà una mofeta. Tale denominazione deriva dalla lingua osca parlata dagli Irpini i quali, accasatisi nei pressi del lago, chiedevano alla dea Mefite, venerata dalla maggior parte delle popolazioni dell’Italia meridionale, ricchezza e protezione. Gli osci Detti anche Oschi (impropriamente, anche “Opici”), erano una popolazione indoeuropea di origine sannitica, appartenenti al gruppo osco-umbro. Si distinguevano dagli altri ceppi del filone, principalmente per la loro lingua, poiché parlavano la lingua osca, idioma indoeuropeo del gruppo osco-umbro. Con gli Osci, si identificano, storicamente, una pluralità di popoli dell’Italia meridionale, dei quali si ha testimonianza in età antica. Dal V secolo a.c, questa popolazione fu inglobata dai Sanniti. Si tramanda che nel III secolo d.C. San Felice da Nola, nella sua missione di evangelizzazione giunse nei luoghi della Mefite e convertì  gli abitanti alla fede cristiana. Gli adepti, per distruggere l’idolatria, rasero al suolo il tempio dedicato a Mefite. Al suo posto sorse la chiesa di S. Felicita e dei suoi sette figli martiri, una grande madre cristiana che sostituiva la grande madre pagana.

 

Si tratta di un laghetto sulfureo che si apre nell’omonima località, rappresenta non solo un raro fenomeno geologico di esalazioni gassose in una terra non vulcanica, bensì la sede di un santuario dedicato alla dea italica Mefite, venerata anticamente dagli Irpini che, istanziatisi in questo luogo ostile, chiedevano protezione e ricchezza per fedeli e agricoltori, nonché fecondità, soprattutto per l’universo femminile. Da vero e proprio luogo di culto, l’immagine della Mefite fu convertita in epoca romana, assumendo un aspetto impervio e ostile: in una celebre citazione del VII canto dell’Eneide, Virgilio descrive la Valle d’Ansanto come un’area misteriosa, ritenuta – per le esalazioni letali – il passaggio dalla terra agli inferi. Anche Cicerone, nel suo De Divinatione, parla del luogo come funesto, sottolineandone l’atmosfera tenebrosa che proviene dalle acque sulfuree.

 

Ancora oggi, quest’area pianeggiante e assai arida conserva un fascino tanto suggestivo: continua a sprigionare il tipico odore acre e deciso delle esalazioni gassose, che provocano il ribollire rumoroso delle acque, simile al fenomeno del vulcanismo. Questo fenomeno geologico fa del Geosito della Mefite un luogo unico, le cui emissioni condizionano le vegetazioni nell’ampio raggio dei 3 km, area in cui le specie botaniche che riescono a sopravvivere sono erbe e fieni votati alla produzione del Pecorino di Carmasciano PAT, unico perché fortemente tipicizzato a un territorio che desta, tuttora, una forte attrazione.

 

La citazione virgiliana: Virgilio descrive la valle nel Libro VII dell’Eneide (versi 563-571) come un luogo oscuro, circondato da boschi cupi e caratterizzato da un laghetto sulfureo ribollente, che lui definisce “locus furialis” (luogo furioso) e punto di accesso agli Inferi.

È de l’Italia in mezzo e de’ suoi monti una famosa valle, che d’Amsanto si dice. Ha quinci e quindi oscure selve, e tra le selve un fiume che per gran sassi rumoreggia e cade, e sì rode le ripe e le scoscende, che fa spelonca orribile e vorago, onde spira Acheronte, e Dite esala. In questa buca l’odïoso nume de la crudele e spaventosa Erinne gittossi, e dismorbò l’aura di sopra.

 

(Virgilio, Eneide / libro settimo / vv. 563-571 / traduzione di Annibal Caro.)

 

La descrizione classica: Il poeta latino descrive le esalazioni mefitiche (da cui prende nome la dea Mefite) come mortali (“ater” – nero/cupo) e le acque sulfuree e pesanti (“aquas sulphureas, ideo graviores, quia ambitur silvis”).

La Dea Mefite: Nell’antichità, la valle era sede di un importante culto dedicato alla dea Mefite, divinità italica delle acque, della fertilità e delle esalazioni del sottosuolo, venerata dalle popolazioni locali (Osci e Sanniti).

Aspetto attuale: Oggi la zona presenta un paesaggio “lunare” con fenomeni di pseudo-vulcanismo, in particolare il laghetto di Mefite, monitorato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) per le sue emissioni di anidride carbonica.

 

E’ una zona pericolosa.

A causa delle emissioni di gas naturali (principalmente anidride carbonica e acido solfidrico) la zona è pericolosa, con gas altamente tossici e potenzialmente mortali. La concentrazione di  può raggiungere il 98%, risultando più densa dell’aria e accumulandosi nelle depressioni. È vietato oltrepassare le recinzioni per il rischio di asfissia immediata. Capita spesso che ai bordi del lago giacciano carcasse di animali che non hanno capito il pericolo. Un pericolo mortale e traditore, perché evanescente come l’aria. È anidride carbonica, la cui densità è molto superiore a quella dell’aria. Da questa caratteristica fisica deriva in gran parte la pericolosità delle emissioni gassose. Con calma di vento e temperature basse, il gas tende ad accumularsi nelle depressioni formando veri e propri fiumi e laghi di gas. Le persone e gli animali che fortuitamente entrano in queste trappole invisibili sono destinati a morire perché la CO2 ad alte concentrazioni è estremamente tossica. Senza contare la presenza di altri gas velenosi come l’acido solfidrico. Rischio Asfissia: L’anidride carbonica, essendo più pesante dell’aria, ristagna al suolo, specialmente in assenza di vento o con basse temperature. Nel 1993 due geologi hanno perso la vita nel sito.

 

Nel 2010, il geologo Giovanni Chiodini e il suo team hanno pubblicato uno studio su Geophysical Research Letters che ha misurato e classificato la Mefite in modo definitivo: è la più grande emissione non vulcanica di CO₂ a bassa temperatura mai registrata sul pianeta. Non in Italia. Sul pianeta.

 

Il degassamento è di origine mantellica profonda, legato alla subduzione appenninica — cioè viene da sotto la crosta terrestre, non da un sistema vulcanico attivo. La CO₂ risale lungo le faglie tettoniche del sistema campano e sfoga in superficie attraverso quella pozza.

 

Queste esalazioni però possono avere anche degli effetti positivi sul gusto. È qui che nasce e prende forma il pecorino Carmasciano. Infatti, in queste terre caratterizzate da pascoli naturali ricchi di essenze spontanee aromatiche, si allevano le pecore da tempo immemorabile; e così via da tempo immemorabile si trasforma il latte in formaggio. Conosciuto semplicemente come Carmasciano questo pecorino è un formaggio prodotto con il latte pecora laticauda, dalla coda larga: una specie a rischio di estinzione presente soltanto sull’appennino campano. La sua produzione è molto limitata, fatta da piccole aziende agricole a conduzione familiare situate nella zona di Carmasciano e tenute al pascolo proprio nella Valle d’Ansanto. ll sapore è inizialmente dolce e delicato, ma tende al piccante man mano che avanza la stagionatura. Unico nel suo genere, come è unico il posto in cui si produce.

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