Fontana Liri non è più comune montano

E’  oggi operativa la controversa Riforma Calderoni che rivede lo status di comuni montani. 

Con il Dpcm 11 maggio 2026, n. 121, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 155 del 7 Luglio 2026 e vigente da oggi 22 luglio 2026, sono stati definiti i criteri per la classificazione dei comuni montani, in attuazione dell’articolo 2, comma 1, della legge 12 settembre 2025, n. 131, recante disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane. Il regolamento stabilisce i parametri necessari per individuare i comuni che rientrano nelle zone montane, sulla base di elementi geomorfologici quali altitudine, pendenza del territorio e caratteristiche delle aree comunali. La classificazione costituisce il presupposto per l’applicazione delle misure previste dalla normativa nazionale a sostegno dei territori montani. Sono qualificati come montani i comuni che soddisfano almeno uno dei criteri previsti dal decreto. Tra questi rientrano i territori nei quali almeno il 20% della superficie comunale supera i 600 metri di altitudine e almeno il 25% presenta una pendenza superiore al 20%; quelli con altitudine media pari o superiore a 350 metri e una quota minima di territorio con pendenza superiore al 20%; i comuni con altitudine media almeno pari a 400 metri o con quota massima superiore a 1.200 metri. La nuova classificazione assume particolare rilievo anche ai fini della ripartizione delle risorse del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane, destinato a finanziare interventi di salvaguardia, valorizzazione e sostegno delle aree montane, oltre che per l’attuazione delle politiche contro lo spopolamento previste dalla legge n. 131/2025. 

Con questo provvedimento, FONTANA LIRI perde lo status di Comune montano.

Ricordiamo che il provvedimento è stato oggetto di ricorso di numerosi comuni declassificati. 

Centinaia di Comuni italiani hanno presentato ricorso al TAR del Lazio contro il DPCM del Governo che ha ridefinito la classificazione dei comuni montani (Legge 131/2025). I sindaci contestano l’esclusione di oltre 600 enti dai benefici storici, chiedendo una revisione radicale dei parametri basati esclusivamente su altitudine e pendenza.

Numerosi Comuni italiani hanno promosso un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica contro il decreto attuativo sulla classificazione dei Comuni montani. L’iniziativa, supportata da ASMEL, contesta i criteri di “montanità” ritenuti irragionevoli e incompleti, denunciando disparità di trattamento e una forte penalizzazione per i territori appenninici.

Per i comuni ricorrenti lo status di montano non è un’etichetta burocratica ma uno strumento concreto per garantire servizi essenziali: permette di mantenere aperti presidi sanitari di base, di formare classi scolastiche anche con meno di dieci alunni, di accedere a fondi per il dissesto idrogeologico e a incentivi fiscali per l’agricoltura. Perdere questo riconoscimento significa, di fatto, condannare intere comunità all’abbandono.

 

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