A cura di Sergio Proia
La leggenda de “gl’Asci’e” de Funtana”.
C’è un paese, nel cuore della Ciociaria, dove la notte non è mai completamente silenziosa.
Quando il sole scompare dietro le colline e le ultime luci si spengono nelle antiche case, tra i vicoli di Fontana Liri Superiore può ancora capitare di sentire un canto breve e misterioso, è il canto de gl’Asci’e.
Così, nel dialetto di Fontana, viene chiamato l’assiolo: un piccolo rapace notturno dal piumaggio bruno-rossiccio, che per secoli ha trovato rifugio tra le pietre del borgo.
Si racconta che un tempo gli Asci’e fossero così numerosi da abitare ogni angolo del paese. Si nascondevano nelle fessure degli alberi, tra le mura del Castello Succorte, sotto le tegole dei tetti o sui muri delle antiche case.
Ma gli anziani raccontano che uno di loro fosse diverso dagli altri.
Nessuno seppe mai da dove fosse arrivato.
Comparve una notte d’estate, quando una nebbia sottile avvolse il paese e la luna sembrava essersi fermata sopra il Castello. Aveva gli occhi grandi e lucenti e non fuggiva quando qualcuno si avvicinava.
Quella notte cantò.
E, secondo la leggenda, il suo canto non era rivolto agli altri uccelli.
Era rivolto a Fontana.
Da allora, ogni volta che qualcosa di importante stava per accadere, gl’Asci’e compariva.
Un vecchio raccontava di averlo visto sul campanile la notte prima che una terribile tempesta colpisse la valle.
Una donna giurava di averlo sentito cantare tre volte davanti alla sua finestra proprio prima che il figlio, partito da anni, tornasse finalmente a casa.
E c’era chi sosteneva che, nelle notti senza vento, il suo verso provenisse direttamente dalle pietre del Castello Succorte.
Nessuno riuscì mai a catturarlo.
Nessuno riuscì mai a seguirlo.
Quando qualcuno cercava di avvicinarsi, gl’Asci’e spariva tra le ombre, lasciando dietro di sé soltanto il fruscio delle ali.
Col tempo, però, la sua fama uscì dai confini del paese.
Gli abitanti dei paesi vicini cominciarono a chiamare i Fontanesi “Asci’e”.
All’inizio, per i forestieri, quel nome poteva sembrare un’offesa.
Ma a Fontana nessuno si vergognava di essere chiamato così.
Anzi.
Essere un Asci’e significava appartenere a quel paese.
Significava conoscere i suoi vicoli, riconoscere le sue pietre, sapere quando il vento cambiava e soprattutto saper ascoltare ciò che gli altri non riuscivano a sentire.
Perché gli Asci’e, dicevano gli anziani, vedono nel buio.
E forse è proprio per questo che, ancora oggi, quando cala la sera, qualcuno alza gli occhi verso le antiche mura o il tetto della chiesa di Santa Croce e aspetta.
Aspetta quel piccolo battito d’ali.
Aspetta due occhi brillare nell’oscurità.
Aspetta il suo canto.
Un antico ritornello popolare diceva:
“Quanta m’ piace l’aria d’ Funtana,
addo’ c’ canta gl’ asc’e la matina.
Mannaggia gl’ asc’e i quann c’è venut’!!!
E’ stata na ruvina p’ st’ donn’e.
E’ stat’ la ruvina d’ Funtana.”
E forse quella canzone nascondeva qualcosa.
Forse gl’Asci’e non portava davvero rovina.
Forse, con il suo arrivo, aveva semplicemente fatto innamorare qualcuno di Fontana Liri.
O forse la leggenda dice la verità e quella misteriosa creatura è ancora lì, nascosta tra le pietre, ad aspettare che qualcuno abbia il coraggio di cercarla.
Si racconta che esista una sola maniera per incontrare davvero il custode di Fontana.
Bisogna arrivare nel borgo quando il paese comincia a tacere.
Passeggiare lentamente tra le antiche case.
Passare accanto alle vecchie pietre.
Fermarsi davanti al Castello Succorte o di fronte alla chiesa di Santa Croce.
E non parlare.
Perché gl’Asci’e non si mostra a chi lo cerca.
Si mostra a chi sa ascoltare.
Se sentirai un canto provenire dall’alto, non guardare subito.
Aspetta.
Conta fino a tre.
Poi alza gli occhi.
Se vedrai due piccoli occhi brillare nella notte, non avere paura.
Avrai incontrato gl’Asci’e di Fontana.
E ricorda ciò che dicono i Fontanesi da generazioni:
“Gl’ Asci’e non è colui che vive nell’ombra,
è colui che conosce la strada per uscirne.”
Forse è proprio per questo che Fontana Liri lo ha scelto come simbolo.
Perché ci sono luoghi che si visitano con gli occhi.
E poi ci sono luoghi in cui bisogna stare in silenzio ed ascoltare.
Fontana Liri è uno di questi.

