Da Educazioneemotiva.it
MA, DOTTORESSA, CHI NON SI È MAI PRESO UNA SBRONZA DA RAGAZZO?
IL DRAMMATICO PRIMATO DELL’ALCOOL TRA I GIOVANISSIMI E LA CECITÀ DI NOI ADULTI
In Italia abbiamo un primato triste e silenzioso: l’età della prima assunzione di bevande alcoliche si è abbassata a tal punto da portarci in vetta alla classifica delle nazioni con i bevitori più giovani. L’alcool è arrivato a interessare stabilmente bambini di appena undici anni! Negli ultimi anni vengono chiamati psicologi e medici del Ser.d (Servizio dipendenze patologiche delle ASL) a fare consulenze nei reparti di pediatria per poco più che bambini di 11-13 anni per coma etilico!
Troppo spesso i genitori dicono a noi psicologi: “Ma lo abbiamo fatto tutti da ragazzi! Chi non si è preso una sbronza da adolescente? Che sarà mai!”, non dando il peso che merita ad un fenomeno allarmante. Anche un solo episodio non va tollerato. E invece sembra proprio il contrario.
Com’è possibile? La risposta sta nella disattenzione e nella sistematica sottovalutazione del problema da parte del mondo degli adulti.
Si tende ancora a pensare che “un buon bicchiere di vino non abbia mai ucciso nessuno”, dimenticando che l’organismo dei ragazzi al di sotto dei 16-18 anni non possiede ancora la maturità enzimatica necessaria per metabolizzare l’alcool. Di fatto, è un veleno per il loro cervello in crescita.
Esiste una cultura fuorviante circa l’abuso: si crede che, finché un figlio parla in modo coerente e non barcolla, non ci sia un problema di intossicazione. Identifichiamo l’alcolista solo con lo stereotipo di chi, con il viso paonazzo, barcolla per strada.
Non è così. Passare dall’essere astemi all’abuso è un processo lento e invisibile.
Per molti adolescenti il bere rappresenta la conquista di un ruolo, di uno status nel gruppo, la falsa certificazione – fortemente incoraggiata da pubblicità martellanti – di essere pronti alle grandi sfide e alla sessualità.
Il meccanismo biologico della tolleranza fa il resto: affinché l’alcool produca lo stesso effetto euforizzante e disinibente delle prime volte, il cervello richiede quantità gradatamente più elevate. Bicchiere dopo bicchiere, aperitivo dopo aperitivo, si scivola nella dipendenza senza accorgersene.
I GENITORI DEVONO SMETTERE di aspettare che il figlio torni a casa cantando a squarciagola o vomitando per preoccuparsi. Occorre accorgersene prima.
Alcool e nicotina sono sostanze legali, facilmente reperibili e a costi accessibili a qualunque adolescente. Eppure, nel nostro Paese, causano almeno 120.000 decessi all’anno. Per non parlare (dati dell’OMS alla mano) dell’aumento di cancro tra i giovani, soprattutto al colon e al fegato.
Un’ECATOMBE QUOTIDIANA su cui i riflettori della cronaca si accendono troppo raramente e su cui troppi pochi adulti scelgono di soffermarsi a pensare.
Minimizzare la sbronza di un figlio adolescente significa, semplicemente, lasciarlo solo davanti a un pericolo immenso.
Rosanna Schiralli
psicologa e psicoterapeuta

