Rosy Bindi: “Non basta l’Alfetta per cambiare l’Italia”.

Sul sito Democratici Davvero l’intervista al Presidente del PD Rosy Bindi. La riproponiamo: «Questo resta il non governo del Pd e per guidarlo ci vogliono scelte coraggiose, non basta l’Alfetta. L’Alfetta è una bella macchina ma qui c’è bisogno di un forte traino». Graffia Rosy Bindi. Graffia Palazzo Chigi e l’idea che si sia chiuso il ventennio berlusconiano. «Si chiuderà quando il Pd vincerà le elezioni», dice rispondendo a Enrico Letta nel giorno in cui i «Democratici davvero» discutono un documento con il quale i bindiani si presenteranno al congresso e che metteranno a disposizione dei candidati alla segreteria. Graffia e dice che stavolta non si schiera. «Saremo leali con chiunque sarà il prossimo segretario. Su Renzi: “Quello che mi convince meno di Matteo Renzi è che non c’è ancora una proposta. Abbiamo un potenziale leader, segretario, candidato premier. Un leader verso il quale c’è il trasferimento da parte di tanti di desideri, aspettative e convenienze ma fino ad ora non sappiamo quale sia la sua idea di partito e di Paese. E quello che finora ho sentito da parte sua non mi convince. C’è un’idea della politica e del partito legati al leader mentre nelle proposte economiche e sociali leggo una riedizione della terza via della sinistra che ha già fallito». Ma lei non è convinta neanche dai «lab» Cuperlo e Civati: «Devo esprimere apprezzamento per la serietà con cui Cuperlo ha preparato la sua mozione con un lavoro di grande coinvolgimento, però si è ritagliato un angolo per un partito di sinistra. Né è sufficiente dire che si è aperti a contributi, perché non bastano piccoli innesti. Solo un partito davvero plurale può dirsi democratico, nel Pd è mancato questo: la reciproca dignità delle culture fondative. Da queste candidature emerge l’incompiutezza dello stesso Partito democratico, che snatura le origini e il progetto ulivista su cui è nato. Civati, dal canto suo, è un riferimento per molti giovani e forze innovative, ma come può un candidato alla segreteria non votare la fiducia al governo?». Sulla situazione nel PD, Bindi è chiara: «Non sta a noi decidere cosa succede nel centrodestra, a noi spetta decidere cosa vogliamo da questo governo. È indubbio che si è aperta una fase nuova con il voto di fiducia della scorsa settimana e a noi interessa l’evoluzione del Pdl verso un centrodestra europeo, ma i contenuti dell’azione di governo hanno bisogno che il Pd sia più coraggioso e più forte. Sta a noi dire cosa vogliamo rispetto ad una legge di stabilità che sia rispettosa di tutti. Non si può ripetere quanto avvenuto con l’Imu e questo non dipende dalla nascita di due gruppi a Camera e Senato, dipende dalla nostra fermezza. Credo anche che non si possa parlare, come ha fatto Enrico Letta, di maggioranza politica coesa: questa era e resta una larga intesa. Resta il non governo del Pd». Rosi Bindi definisce il Governo Letta-Alfano una Alfetta: “Una bella macchina, ma non basta, abbiamo bisogno di ben altra potenza per affrontare le questioni più urgenti come le politiche industriali, un rafforzamento del welfare, il sostegno a famiglie e imprese. La stabilità è efficace se fa cose, non cosette». C’è chi teme il ritorno del centro, del proporzionalismo e la fine del Pd. E la legge elettorale sarà lo snodo del prossimo assetto del sistema politico. «Io lavoro perché si rafforzi il bipolarismo in Italia. Mercoledì presenteremo il nostro progetto di riforma elettorale che consiste in una profonda rivisitazione del Porcellum, con un premio di maggioranza al 40%, equamente distribuito tra Camera e Senato, e il doppio turno. E da questo punto di vista se non nascono i due gruppi di centrodestra devo dire che è molto meglio. Non finisce così il ventennio berlusconiano. Il ventennio finirà quando noi vinceremo le elezioni e finiranno le larghe intese, con o senza decadenza di Berlusconi».

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