Da unoetre.it
Il Treno della Speranza: il viaggio di Anna e Paolo. Iniziativa di Ecomuseo Argil, articolo di Santina Pistilli
La storia di Anna e Paolo Iafrate di Fontana Liri si inserisce nel più ampio racconto dei “treni della felicità”, una straordinaria iniziativa del secondo dopoguerra italiano che mostra come un gesto di solidarietà possa generare legami che superano il tempo e la distanza, fino ai giorni nostri.
L’occasione per conoscere questa storia mi è stata offerta da Loredana Stirpe, guida turistica del nostro territorio, che ha avuto modo di accompagnare Oriana e Pia Iannuccelli, insieme a Ileana De Galeazzi, in una visita ai luoghi di San Benedetto.
Oriana e Pia hanno raccontato di essere originarie di Fontana Liri e di essersi trasferite per motivi di lavoro del papà in provincia di Varese, dove furono accolte dalla famiglia di Ileana, che aveva ospitato Anna al tempo dei viaggi della speranza che trasportarono i bambini dal sud dell’Italia verso le regioni del Nord. Nel 1946 l’Italia era un Paese ferito, sospeso tra le macerie della guerra e il desiderio di ricominciare. A Fontana Liri, come in gran parte del Centro-Sud, la fame era una compagna quotidiana. È in questo scenario che si inserisce la storia di Anna, una ragazzina di dodici anni con gli occhi pieni di coraggio, e del suo fratellino Paolo, di soli otto anni.
Quando Loredana Stirpe mi ha informata di questa storia mi sono subito messa alla ricerca di Anna e Paolo ma per più giorni non sono riuscita a trovare tracce: nessuno sapeva niente di loro e soprattutto non si conosceva il famoso viaggio che aveva portato al Nord sedici bambini di Fontana Liri.
Il Treno della Speranza: il viaggio di Anna e Paolo Mi è sembrato molto strano che in un piccolo paese, dove tutti si conoscono, l’episodio non era ricordato da nessuno, né in alcun modo documentato presso il Comune. E neanche si conoscevano quei bambini.
Per fortuna chiedendo fra le persone con questi cognomi ho intercettato Paolo, che tra l’altro vedevo passare ogni giorno davanti casa mia, che però non aveva ricordi molto precisi (al tempo aveva otto anni), se non la fame e la miseria della sua famiglia.
Finalmente poi una loro cugina, Egle Iannuccelli, mi ha messo in contatto con Oriana, figlia di Anna, che ha ricordato con me i racconti della madre.
Quell’anno, per loro e per migliaia di altri piccoli, arrivò una possibilità chiamata “treno della felicità”. Erano convogli carichi non di merci, ma di speranza: un’iniziativa di solidarietà organizzata per strappare i bambini alla miseria e portarli dove c’erano pane, calore e una scuola ad attenderli.
Il viaggio verso Nord fu lungo, un attraversamento dell’Italia che li portò fino a Somma Lombardo, sulle rive del Ticino. Anna ricordava sempre alle figlie il momento dell’arrivo: i bambini erano in fila, ognuno con un cartello al collo per essere scelto dalle famiglie ospitanti. Ma Anna, con la fierezza e il senso di protezione tipico di chi è cresciuto troppo in fretta, quel cartello lo nascondeva. Non voleva essere scelta se non insieme a Paolo. Fu un gesto d’amore che commosse gli organizzatori, i quali decisero di affidare i fratelli a due famiglie della stessa contrada, a Coarezza, affinché potessero vedersi ogni giorno.
Per Anna iniziò un anno magico. Accolta da Luigi ed Enrichetta De Galeazzi, un falegname e sua moglie, che non avevano ancora figli, scoprì un mondo fatto di piccole, enormi meraviglie: la scuola, i giochi con altri bambini nel cortile di casa ma soprattutto scarpe della misura giusta, e, per la prima volta in vita sua, persino mutandine, camicette ricamate e vestitini mai visti, cuciti apposta per lei dalla sorella di Luigi, “zia Giuseppina”, molto affettuosa e premurosa.
Per una bambina che aveva conosciuto solo indumenti di fortuna e la precarietà della guerra, quella era la vera ricchezza, documentata dalle fotografie che ricordano i momenti trascorsi presso la famiglia De Galeazzi.
Paolo fu ospitato, con non minori attenzioni e premure, da Adriano e Lidia Fresca Fantoni, in una casa a pochi metri dalla sorella, con cui si vedeva ogni giorno a scuola e nel cortile dei giochi.
Non fu solo una questione di benessere materiale. Anna si rese conto di essere benvoluta, di essere accudita come una figlia, di stare bene a Coarezza dove si erano creati legami invisibili e fortissimi.
Unica angoscia per lei, la mancanza del padre, molto presente nella sua vita perché la madre era debole e sofferente per le gravi ferite ricevute sotto le macerie della sua casa bombardata durante la guerra.
Il padre, Guido— immortalato in una foto sulla riva del fiume con i due figli, ben vestiti e curati, che Anna custodì sul comodino per tutta la vita —, andò a trovarli a Coarezza e si rese conto che quella non era solo una breve parentesi, ma l’inizio di una nuova famiglia allargata.
Il ritorno a Fontana Liri dopo un anno non interruppe quel filo magico. Le lettere viaggiavano da una parte all’altra dell’Italia, portando notizie e, quando Anna si sposò con Renato Iannuccelli, giunsero per lei anche rotoli di stoffe per il suo corredo.
Ma i tempi tornarono a farsi duri in Ciociaria: Paolo emigrò in cerca di lavoro in Francia e Renato, a sua volta, era in procinto di emigrare in Germania quando fu proprio quella solidarietà nata sul binario di una stazione a cambiare il destino della sua famiglia.
Luigi ed Enrichetta, informati da Anna, non esitarono a invitarli al Nord, trovando loro una casa e un impiego. E ancora oggi Somma Lombardo rappresenta la “casa” della famiglia Iannuccelli e quella storia vive ancora nel legame tra Oriana e Pia, le figlie di Anna, e Ileana, la figlia che Luigi ed Enrichetta ebbero anni dopo, considerata fin dal primo momento la terza sorella.
Quello che era nato come un aiuto d’emergenza in un’Italia distrutta si è trasformato in un’eredità di affetto che dura da ottant’anni, dimostrando che quei “treni della felicità” non trasportavano solo bambini, ma stavano cucendo insieme il futuro di un intero Paese.

