Addio ad Osvaldo Bagnoli

Da La Gazzetta Dello Sport
Nei giorni scorsi è morto Osvaldo Bagnoli, allenatore dello storico scudetto del Verona e del Genoa che arrivò a sfiorare l’impresa in Coppa Uefa.
Il socialista e operaio che vinse lo scudetto: semplicemente Osvaldo 
Gianni Brera lo chiamava Schopenhauer per quel suo pessimismo ironico. E per la sua fede politica Berlusconi non lo chiamò al Milan. Fece grande il Verona e con il Genoa vinse ad Anfield. Non riuscì a decifrare Bergkamp. E a 58 anni si fece da parte
Gianni Brera lo chiamava Schopenhauer per quel suo pessimismo ironico. Cosa diceva il vero Schopenhauer? “Il grande dolore per la morte di un amico deriva dalla consapevolezza che in ogni individuo v’è qualcosa che è solo suo, e che va perduto per sempre”. Mai più un Osvaldo Bagnoli. L’Osvaldo della Bovisa, quartiere operaio, mica il design e le fighetterie di oggi. Nell’87 Berlusconi pensò di affidargli il Milan, ma evitò: “Comunista”. L’Osvaldo precisò: “Socialista come mio padre, perché di lui mi fido”. Da ragazzo costruì cinture, sanitari e lavorò al tornio. Poi approdò nel mondo del calcio. A partire dal Milan, e la panchina, a partire dal Verbania. Nell’85 vince lo scudetto più assurdo della storia: il suo Verona è una favola, infatti Elkjaer segna senza una scarpa, come Cenerentola. Com’è il suo calcio? Bello, leonardesco: “La semplicità è la massima sofisticazione”. Spiega: “El terzin fa el terzin… Non mi fisso sullo schema. Al giocatore chiedo: ‘Dove vuoi giocare?’ E cerco di metterlo al posto giusto”. Passa al Genoa. Ogni sera ad Arenzano guarda partire le barche. Amico dei pescatori. Espugna Liverpool, incide una leggenda in casa dei Beatles. Ha sempre in testa un berretto operaio: “Come John Lennon? Macchè, è la sinusite”. Lo chiama l’Inter. La signora Pellegrini gli fa l’esame calligrafico: “Non sa comandare”. L’Osvaldo prova a decifrare Bergkamp, ma è come scrutare la nebbia. Finisce male. Il signor Pellegrini tuona: “Lei dovrebbe dimettersi!”. L’Osvaldo risponde: “Lei dovrebbe vergognarsi”. A 58 anni lascia il calcio per una vita riservata, semplice e onesta che lo rispecchia. Uno come Schopenhauer, mai più.

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