Chi costruisce il futuro si sta comprando un’uscita di sicurezza

Dal blog di Paolo Benanti
Immagino la scena come una sequenza girata a passo lento, un fotogramma ogni quattro mesi: una valle nel dipartimento di San Carlos, ai piedi delle Ande mendocine, a un’ora di sterrato dal paese più vicino, dove ogni volta che la macchina da presa riapre l’otturatore compare una struttura nuova. Case prefabbricate, cupole geodetiche, una pista d’atterraggio, pannelli fotovoltaici, un’antenna Starlink puntata verso un cielo che per ora funziona ancora. Attorno, trentaduemila ettari di campo e precordigliera, una superficie che il Financial Times ha paragonato a cinque volte Manhattan, ottanta chilometri di strade interne, quattro sorgenti e una vetta di cinquemila metri che dà il nome a tutta la tenuta: Wamani.
La proprietà è stata acquistata nel dicembre del 2023, poche settimane dopo l’elezione di Javier Milei, dall’imprenditore argentino-spagnolo Martín Varsavsky insieme ad altri cinque investitori, fra cui l’attuale ambasciatore argentino a Washington e il fondatore di un marchio statunitense di snack. Dieci milioni di dollari già spesi, metà delle quote in mano al promotore, un piano di autosufficienza che prevede energia solare, bestiame al pascolo su pendii scoscesi e cibo prodotto in loco. L’ipotesi che giustifica tutto questo è una sola, e viene enunciata senza giri di parole: una guerra nucleare, un collasso climatico, un tracollo economico globale. “Siamo già nella Terza guerra mondiale, le linee del fronte sono già tracciate”, ha detto Varsavsky al quotidiano britannico, descrivendo uno schieramento che oppone Russia, Cina, Corea del Nord e Iran a gran parte del resto del mondo.
Il dettaglio che mi ha trattenuto, però, non è nessuno di questi. Il gruppo sta valutando di scaricare modelli linguistici di grandi dimensioni su computer alimentati a pannelli solari, in modo da disporre, sono parole sue, di “una propria internet limitata” nel caso in cui i server globali smettessero di funzionare. Non una riserva di antibiotici, non una banca di semi, non un’officina meccanica con i pezzi di ricambio che i critici del progetto hanno subito indicato come la vera differenza fra sopravvivere e no. Un modello. È la frase più rivelatrice dell’intero reportage, e credo valga la pena prenderla sul serio invece di riderne.

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