Giornata degli internati

Post di Sergio Proia nella ricorrenza della giornata degli internauti (20 Settembre)
Il 20 Settembre è la Giornata nazionale degli INTERNATI MILITARI ITALIANI. Nell’occasione riporto alcuni appunti tratti dal Diario di Bernardo Regola, mio suocero, I.M.I. a Bad Sulza e Suhl in Turingia, Germania.

12.10.1943 Sveglia ore 7.00. Che giornataccia oggi. Pioggia e neve. Fa già freddo da cani. Come lavoro non mi posso lamentare perché sto sbavando dei pezzi però non mi reggo in piedi. Anche per andare in fabbrica siamo accompagnati dalle guardie militari. La strada da percorrere non è molto lunga, 500 metri appena. Mi hanno dato il piastrino, cioè la matricola da prigioniero, che è Stalag IX C. 43692. Questo è il riconoscimento per la fabbrica. Se si è pescati in flagrante, bisogna mostrare il piastrino. Il mangiare non accenna ad aumentare. Lavoro idem con patate. Rivista di tutto il vestiario e consegna di alcuni indumenti. Si sanno notizie soddisfacenti. Le forze sempre più diminuiscono.

13.10.1943 Sveglia ore 7.00. Giornata mediocre. Qualche cosa in più si è visto oggi. Forse lo fanno perché si stanno accorgendo che non ci reggiamo più in piedi. In fabbrica, dietro al banco dove lavoro, c’è una serie di frese automatiche. Vi sono dei francesi civili. Ai lati, sempre in linea retta, alla mia destra, vi sono altri tre italiani e una ventina di tedeschi, mentre in quello sinistro, tutti tedeschi. Non si può nemmeno fiatare. Alla mattina, alle ore 9.00, fino alle 9.15 vi è una pausa. Fanno colazione con pane, marmellata o burro e un litro d’orzo, senza zucchero. Noi, invece, si sta lì a guardare, come tanti derelitti. La nostra colazione è qualche pezzettino di rapa, rubata da qualche parte. A mezzogiorno si torna a mangiare per riattaccare all’una. Alla sera si smette alle 5.00 ma per noi italiani non c’è orario, delle volte si arriva fino alle nove. Ci stanno crepando, non ci danno da mangiare.

14.10.1943 Sveglia ore 7.00. Giornata discreta. Lavoro idem con la sola variante che si lavorerà, d’ora in poi, a cottimo. Desiderano che siano fatti tanti pezzi all’ora e tanti se ne devono fare. Per il mangiare vi sono sempre le solite rape al dì e alla sera con pane in 7 e una specie di ricotta (un pezzettino). Prolungato allarme diurno. Si è scesi nel ricovero. Sono attrezzati bene questi disgraziati. Che debolezza! Non mi reggo in piedi. Quando finirà?

17.10.1943 Sveglia ore 7.00. È domenica. Non vi è stato riposo per noi. Avrebbe dovuto esser festa ma per noi non esiste festa. Picco e badile al posto della Santa Messa e via in collina a scavare rifugi. Tempo ottimo. Mangiare il solito: rape e sempre rape, pane in 7 e margarina. Alla sera, prima dell’imbrunire, vi è stata assemblea con tutti gli indumenti di vestiario a nostra disposizione. Ci hanno tolto tutto. Ci è rimasto un paio di mutande, una maglia e un paio di pantaloni. Persino le scarpe ci hanno levato. Invece ci hanno dato degli zoccoli di legno che sono pesantissimi. Con questo freddo che fa ci spogliano di tutto. Bisogna aver pazienza. Una giornata intera piena di malinconia.

Brani tratti da: LA STORIA IN UN LIBRO
“RICORDERÒ PER NON PIÙ DIMENTICARE” “TESTIMONIANZA DI UN INTERNATO MILITARE ITALIANO NALLO STALAG IX C”
di Sergio Proia e Rosalba Regola

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