Post di Filippo Capuano su facebook
A Fontanaliri abbiamo una storia importante alle spalle. Negli anni ’80, come in tanti paesi della nostra provincia, esistevano famiglie che rappresentavano la struttura economica dominante: i cosiddetti Gnorè, grandi proprietari terrieri che possedevano palazzi, campi e interi isolati dei centri storici.
Oggi quei palazzi sono vuoti, molti in stato di abbandono, e gli eredi non vivono più qui. È la prova che la ricchezza, quando non viene trasformata in valore condiviso, non dura.
Quel passato non torna. E non deve tornare.
Fontanaliri ha resistito grazie all’agricoltura, alla piccola industria, allo stabilimento militare, ai servizi pubblici. Ma ora serve un cambio di passo: non difendere ciò che è stato, ma progettare ciò che deve essere.
Il territorio deve ripensare il proprio modello economico e sociale:
puntare sulla qualità e sulla sostenibilità,
valorizzare la propria identità,
attrarre servizi moderni e nuove famiglie,
innovare l’agricoltura e le filiere locali.
E lo stabilimento? Non può più essere un luogo di produzione di polvere.
Deve diventare un parco, un’area verde, un polo culturale e comunitario.
Un simbolo di rigenerazione, non di nostalgia.
Fontanaliri non deve tornare agli anni ’80.
Deve diventare il paese che gli anni ’80 non hanno mai immaginato.

