Meloni e Salis

Post di Lorenzo Tosa

Giorgia Meloni oggi è riuscita in un’impresa notevole: si è recata a Genova per inaugurare il Salone Nautico e, per la prima volta nella storia della manifestazione, la sindaca della città è stata esclusa dal taglio del nastro.
 
Silvia Salis era lì.
 
L’organizzazione del Salone aveva previsto che fosse lì.
 
Era previsto, riporta La Repubblica, che tagliasse il nastro accanto alla presidente del Consiglio e al presidente della Regione Marco Bucci.
 
E invece niente.
 
Arriva Meloni, salgono sul palco Meloni, Bucci e il presidente di Confindustria Nautica Pietro Formenti. Ma la sindaca della città resta fuori.
 
Per la prima volta nella storia del Salone Nautico, il sindaco di Genova viene escluso dal taglio del nastro inaugurale. E la cosa è ancora più grottesca perché gli stessi organizzatori hanno fatto sapere che, secondo il loro cerimoniale, Silvia Salis avrebbe dovuto esserci. 
 
E la sindaca ha deciso di commentare così:
 
“Vorrei solo ricordare che noi siamo in prestito alle istituzioni, le istituzioni non sono ‘nostre’. Gli incarichi che abbiamo li serviamo, non servono a noi. Noi rappresentiamo le istituzioni per le quali siamo state votati. Ma devo dire che se l’obbiettivo, come si vocifera, era quello di togliermi l’attenzione non credo sia stato raggiunto.
 
“Rappresento la città di Genova quindi non ho intenzione di fare polemica. È stato un peccato, ovviamente non essere sul palco. Però quello che voglio trasferirvi è il senso di servizio verso il nostro incarico. Non sono incarichi personali, non vanno personalizzati in nessun modo”.
 
Una frase semplice che centra esattamente il problema.
 
Silvia Salis, alla fine, ha dato una lezione di stile a chi aveva provato a umiliarla. Ha incassato uno sgarbo istituzionale senza sceneggiate, ha rappresentato la sua città e ha ricordato a Giorgia Meloni una cosa elementare: le istituzioni non sono proprietà privata di chi le occupa.
 
Ed è forse questa la figuraccia peggiore per la presidente del Consiglio: voler trattare la sindaca di Genova come un’ospite indesiderata e ritrovarsi davanti una persona che, proprio nel momento dello sgarbo, si comporta con più senso delle istituzioni di una caciottara che siede a Palazzo Chigi.
 
Una lezione di stile, insomma. E pure di ruolo.

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