Pierluigi Bersani

Dalla pagina facebook Abolizione del Suffragio universale

È e rimane un punto di riferimento!

 
Pierluigi Bersani nei giorni scorsi ha compiuto 75 anni.
 
E, se ci penso ora su due piedi, non mi viene in mente un politico che sappia incarnare più e meglio di Pier Luigi Bersani oggi il senso stesso della politica intesa come cura della comunità.
 
Comincia a farlo prestissimo quando, da chierichetto, organizza il suo primo sciopero: non gli tornava il modo in cui il parroco di Bettola gestiva le offerte, così convince i suoi “colleghi” a togliersi la tunica prima della messa come gesto di protesta.
 
Lo fa nel novembre del 1966, subito dopo l’alluvione di Firenze. Pier Luigi ha 15 anni e si mette in viaggio, armato di pala, per dare una mano. Spalerà per giorni, assieme a ragazzi arrivati da tutta Italia: i primi “angeli del fango”.
 
Poi arriva la laurea in Filosofia, con specializzazione sulla Storia del cristianesimo, strana vocazione per un non credente come lui che pure è sempre riuscito a mettere insieme con sorprendente coerenza laicismo e sacro, Keith Richards e Papa Giovanni XXIII (“una bella coppia”, mi ha detto un giorno, durante un’intervista).
 
Ma il Bersani così come lo conosciamo è quello politico, dai primi anni in Avanguardia operaia alla solidità pratica e teorica della scuola emiliana del Pci, con cui entrerà in Consiglio comunale e poi regionale, prima di diventare Presidente della sua Regione,  parlamentare e ministro.
 
È in quegli anni che Bersani segna indelebilmente il Paese in modi che hanno cambiato in meglio la vita di ognuno di noi, togliendo privilegi ai pochi per dare diritti a tutti.
 
È il tempo delle famose “lenzuolate”.
 
È grazie a lui se possiamo comprare un farmaco da banco anche in una parafarmacia o al supermercato, e pagarlo meno.
 
Se non è più necessario andare da un notaio per il semplice passaggio di proprietà di un’auto.
 
E ancora l’abolizione delle tariffe minime obbligatorie per i professionisti e l’apertura alla pubblicità informativa delle professioni.
 
Ma soprattutto lo dobbiamo a lui a un certo punto se abbiamo cominciato a pagare per una ricarica del cellulare quello che consumavamo davvero, senza dazi né balzelli. 
 
Anche cambiare operatore telefonico non solo si poteva finalmente fare con facilità, ma spesso era addirittura conveniente. Sempre grazie a lui. E lo stesso avviene per le assicurazioni.
 
Bersani è anche il ministro che ha introdotto la portabilità dei mutui da una banca all’altra, senza dover ripartire ogni volta da zero. 
 
Anche questo lo dobbiamo a lui, a un comunista che non sopportava caste e corporazioni chiuse e intoccabili. 
 
Poi c’è il Bersani comunicatore, che quasi inventa dal nulla una neolingua fatta di metafore ardite e fulminanti (“la mucca nel corridoio”, “smacchiamo il giaguaro”), battute da bar diritte ma mai volgari, i proverbi popolari, le sentenze definitive.  
 
E c’è il Bersani che nel 2013 è di fronte all’occasione della vita per diventare Presidente del Consiglio e cambiare, forse, la Storia di questo Paese, ma i tempi non sono ancora maturi e 101 franchi tiratori di Prodi faranno il resto.
E lui, a differenza di quasi tutti, ne prende atto, si assume responsabilità non sue e lascia la segreteria del Pd.
 
C’è ancora il Bersani privato, quello che un giorno del 2014 ha un malore, un aneurisma, la corsa in ospedale, il trasferimento a Parma, un intervento di ore.
 
Quando tutto finisce, la sua paura più grande è capire se il cervello funziona ancora come prima.
 
Funziona così bene da intuire, ai tempi del renzismo tracimante, quando è il momento di rompere e andarsene, lasciando il partito che aveva contribuito a fondare.
 
Farà in tempo a tornare e a riprenderselo sulle spalle. Ma prima fa qualcosa a cui non siamo abituati in un Paese di cozze attaccate alla poltrona come fosse uno scoglio. Lui, che ci sarebbe entrato fischiettando per l’ennesima volta, alla vigilia delle Politiche decide che basta così, che è il momento di chiudere con la politica parlamentare, di lasciare spazio ad altri, cedere campo ai più giovani. In quanti l’avrebbero fatto? 
 
Più che la fine, è un nuovo inizio, in quella che è finita per essere la sua stagione politica più felice: quella del “vecchio” saggio, del padre nobile che dispensa consigli e umilia dialetticamente la destra ogni volta che va in televisione, di cui ormai è una star assoluta.
 
Chi l’avrebbe mai detto che avrebbe fatto tanta strada quel consigliere comunale di collina che da bambino fomentava scioperi in sacrestia, studiava Marx e adorava papa Roncalli?
 
Ne manca solo uno, di scalino, quello più alto e ambito, quel Colle che stuzzica gli appetiti di una destra sempre più estrema e sempre meno nascosta. 
E anche per questo Pierluigi Bersani sarebbe uno degli ultimi argini democratici, l’ultimo uomo forse a poter salvare quel che resta di una Costituzione di cui negli ultimi anni hanno provato in tutti i modi a far strame, senza mai riuscirci fino in fondo.
 
Pier Luigi Bersani, prima ancora che un grande politico, è una persona perbene. 
 
Ed è a lui, all’uomo, che oggi voglio augurare tanti auguri di buon compleanno.”

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