Il sigillo perduto di Santa Croce

Dal profilo facebook di Sergio Proia 

Il sigillo perduto di Santa Croce

Ci sono documenti che raccontano la storia. E poi ci sono documenti che sembrano nascondere una storia dentro la storia.
Per secoli, una pergamena è rimasta nel buio.
Nessuno sapeva più quante mani l’avessero toccata, quante preghiere fossero state pronunciate davanti alle sue parole, quanti occhi avessero tentato di decifrarle.
Riposava, insieme a oltre cento documenti, in un cassettone annerito, in un angolo nascosto della chiesa di Santa Croce. L’umidità aveva macchiato le pareti come mappe; la polvere aveva ricoperto ogni cosa. Il tempo sembrava aver steso il suo velo su quelle carte, come se volesse proteggerle o, forse, nasconderle.
Il ritrovamento era avvenuto quasi per caso, negli anni settanta, quando alcuni giovani temerari si erano calati attraverso una botola nei sotterranei della chiesa, riportando alla luce un frammento inatteso della storia locale.
Ma Santa Croce custodiva già un enigma.
Secondo le più attendibili ricostruzioni, quella che tutti chiamavano semplicemente “la chiesa di Santa Croce” era nata dalla fusione di due edifici distinti: Santa Croce e Sant’Andrea, dedicata all’apostolo fratello di Pietro.
Due chiese. Due memorie. Due comunità.
Col tempo erano diventate una sola.
E forse proprio da quella sovrapposizione di luoghi, devozioni e memorie provenivano alcuni dei documenti rimasti sepolti per secoli.
Dieci anni fa, l’Archivio Storico della Biblioteca venne aperto per esaminare quelle antiche pergamene.
Il professor Angelo Nicosia, studioso, già direttore del Museo Archeologico di Aquino e curatore dei Quaderni Coldragonesi, e l’archivista geom. Luca Corino, autore di numerose pubblicazioni anche sul comune di Fontana Liri, lavoravano con guanti e pinzette, con la cautela che documenti tanto antichi impongono.
Ad assistere c’erano i responsabili del Comune.
Le pergamene venivano osservate, catalogate e fotografate. Ogni immagine avrebbe sottratto quelle testimonianze alla fragilità del tempo, trasformandole in documenti digitalizzati, accessibili anche alle generazioni future.
Poi, una pergamena cambiò il tono della stanza.
Non era vistosa.
La superficie mostrava pieghe, imperfezioni e segni lasciati dalla conservazione. Eppure il testo era ancora leggibile.
Bastarono poche righe per capire che non si trattava di un documento qualunque.
Era una Bolla Pontificia, emanata a San Pietro nel 1604 e riguardante la Confraternita di Santa Croce.
Il documento concedeva un privilegio straordinario: l’indulto per l’acquisto dell’indulgenza plenaria, con una ricorrenza fissata ogni quarantasette anni, il 14 settembre.
Il beneficio non riguardava soltanto i confratelli. Si estendeva anche ai cristiani che, pur non appartenendo alla confraternita, si fossero confessati e comunicati nella chiesa di Santa Croce nelle occasioni indicate: la domenica delle Palme, il 14 settembre e le festività di San Pietro e Sant’Andrea apostolo.
San Pietro.
Sant’Andrea.
I due nomi tornavano insieme, quasi a confermare, quattro secoli dopo, l’antica storia della chiesa nata dall’unione dei due edifici.
Ma mancava qualcosa.
Qualcosa che avrebbe dovuto rendere quel documento ancora più solenne.
Il Sigillo Papale era stato strappato.
Non si era semplicemente staccato per effetto del tempo. La pergamena conservava i segni netti della rimozione.
Una ferita.
Qualcuno, in un momento impossibile da determinare, aveva portato via il sigillo.
Chi?
E soprattutto: perché?
Per un archivista, una lacuna può parlare più di una frase.
Un sigillo perduto non è soltanto un oggetto mancante. È una traccia. Dimostra che qualcuno lo ritenne abbastanza importante da separarlo dalla pergamena.
Fu vandalismo? Un furto? Il sigillo venne distrutto? Oppure finì nelle mani di qualcuno che conosceva il valore di ciò che stava sottraendo?
Nella stanza dell’Archivio nessuno poteva rispondere.
Ma la pergamena aveva già restituito una certezza: nel 1604, quel territorio possedeva una memoria religiosa abbastanza forte da ottenere una concessione pontificia destinata a ripetersi nel tempo.
Ogni quarantasette anni.
Un intervallo insolito. Quasi un codice.
Quarantasette anni
Si può immaginare uno di quei lontani 14 settembre.
La chiesa gremita.
Le candele accese. L’incenso sospeso nell’aria. I confratelli della Santa Croce raccolti sotto le loro insegne.
Fuori, il paese immerso nella luce di settembre.
Dentro, uomini e donne consapevoli di partecipare a un evento che sarebbe tornato soltanto dopo decenni.
Quarantasette anni.
Una generazione avrebbe ricordato la celebrazione precedente. La successiva ne avrebbe ascoltato il racconto dagli anziani. Quella dopo ancora avrebbe forse dimenticato.
Così la memoria si consuma: prima diventa racconto, poi leggenda, infine silenzio.
Finché qualcuno non apre un cassettone.
La pergamena fotografata nell’Archivio è più di un documento antico.
È una porta.
Dietro ci sono una confraternita, una chiesa nata dall’unione di due edifici, una concessione pontificia e una comunità che affidò alla carta la propria memoria.
E c’è un sigillo scomparso.
Un vuoto nella pergamena che continua, ancora oggi, a interrogare il presente.
Dove è finito?
Chi lo ha strappato?
Quando?
Perché?
Forse non verrà mai ritrovato.
Ma proprio la sua assenza rende il documento più inquietante.
La storia, infatti, non è fatta soltanto di ciò che è sopravvissuto. È fatta anche di ciò che manca: nomi cancellati, edifici trasformati, oggetti perduti, racconti tramandati a metà.
E di pergamene che, dopo quattro secoli di silenzio, tornano alla luce.
Quella di Santa Croce è una di queste.
E forse il vero mistero non è scoprire dove sia finito il sigillo.
Forse la domanda più interessante è un’altra:
quante altre storie sono ancora nascoste tra quelle cento pergamene?
Perché un archivio non è mai davvero silenzioso.
Aspetta soltanto che qualcuno abbia la curiosità di ascoltarlo.

Lascia una Risposta








 Acconsento al trattamento dei miei dati personali (Regolamento 2016/679 - GDPR e d.lgs. n. 196 del 30/06/2003). Privacy Policy.

Il presente sito fa uso di cookie anche di terze parti. Si rinvia all'informativa estesa per ulteriori informazioni. La prosecuzione nella navigazione comporta l'accettazione dei cookie. Leggi di più

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi