Campo largo ma stretto al centro

Da Il Riformista, a cura di Aldo Torchiano

Campo largo e centro stretto, i riformisti eleggano un federatore: da Renzi a Magi e Onorato, Schlein e Avs guardano i riformisti dall’alto in basso

Nel centrosinistra c’è un campo largo e un centro stretto. Anzi, strettissimo. Perché nel recinto dei moderati, dei riformisti, dei civici si è aperta una guerra di tutti contro tutti, con un paradosso: mentre si discute di come battere Giorgia Meloni, i potenziali alleati si contendono lo stesso spazio politico come se il problema fosse eliminarsi a vicenda anziché costruire un’alternativa.

La prima schermaglia è quella tra Matteo Renzi e Riccardo Magi. Il leader di Italia Viva ha liquidato il segretario di +Europa e Chiara come «poveracci», accusandoli di pensare soltanto a come tornare in Parlamento. Magi ha replicato a La7, a Tagadà, dicendosi sorpreso dai toni «da bullo» e da alcune espressioni volgari di Renzi. Ma soprattutto ha ricordato un fatto politico: Italia Viva non ha sottoscritto né votato gli emendamenti delle altre opposizioni contro le norme sulla raccolta delle firme per le nuove liste. Una divergenza che, per Magi, riguarda la coerenza con cui ci si propone come alternativa al governo Meloni.
Nel frattempo, Alessandro Onorato se la prende con Enzo De Luca e tesse la tela di Progetto Civico Italia insieme al socialista Enzo Maraio. E qui entra in scena Giuseppe Conte, con il consueto gioco di sponde che vede nell’assessore romano un interlocutore utile anche per contendere spazio a Renzi. Il senatore pentastellato Luigi Nave è passato al gruppo Misto, nella componente di Alleanza Verdi e Sinistra, aprendo la strada alla costituzione di una nuova componente legata al Psi e a Progetto Civico Italia. L’operazione consentirebbe alla lista di ridurre da seimila a 1.500 le firme necessarie per circoscrizione. Dal M5S la scelta è stata presentata come una battaglia contro una legge elettorale «liberticida»; politicamente, però, il risultato è una sponda concreta al progetto di Onorato.

È difficile non leggere la manovra dentro la competizione tra Conte ed Elly Schlein. La segretaria del Pd lavora per tenere Renzi nella coalizione, mentre il leader del M5S costruisce interlocuzioni alternative al centro. Non è soltanto una questione di simpatia o antipatia personale. È una partita di posizionamento: chi occuperà lo spazio moderato e riformista quando si tratterà di comporre la lista e decidere il peso dei singoli alleati? Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord, non usa mezzi termini. «Avevamo formulato la nostra proposta, che riguardava il protagonismo del territorio nella prossima agenda di governo, dal momento che il nostro è un movimento di sindaci. Il centrosinistra, però, è abbindolato dal “civismo in provetta” di Onorato, nato nei salotti romani, e non ci ha ascoltato. Nel centrodestra, invece, sì».
Vincenzo Spadafora, presidente dell’associazione Primavera, prova a indicare una via d’uscita: «Renzi rappresenta quasi un milione di italiani che votano il centrosinistra. Non possiamo permetterci di tenere fuori una forza del genere. Con Renzi dobbiamo lavorare, insieme a Ruffini e Gabrielli, a +Europa e alla nostra associazione Primavera, per fare una Costituente».

Il riferimento è a Ernesto Maria Ruffini, promotore di Più Uno, a Franco Gabrielli e alle altre realtà che cercano di costruire uno spazio riformista. Spadafora non risparmia Onorato: «Doveva essere il partito del nuovo, ma per fare le liste ha usato una delle più antiche manovre di palazzo, facendosi prestare un senatore dal M5S. Un’operazione bizzarra, se penso che nasce da un leader del Pd come Bettini per “fregare” la propria segretaria». La proposta è mettere insieme Italia Viva, +Europa, Più Uno e Primavera, coinvolgendo le altre forze disponibili, per dare al centrosinistra una componente moderata e riformista riconoscibile. Una costituente, insomma, che smetta di essere una somma di ambizioni personali e diventi un progetto politico. Il problema è che nel campo largo il centro viene trattato con sufficienza. Marginalizzato. Elly Schlein lo ha detto chiaramente: «Non si vince al centro, si vince dicendo cose chiare». Le fa eco Elisabetta Piccolotti, deputata di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha descritto la frammentazione centrista come un problema: «C’è Renzi, c’è Ruffini, c’è Onorato, c’è Maraio, c’è Magi? Quel mondo dovrà necessariamente arrivare a degli elementi di confluenza e di sintesi».

E se i riformisti provassero a uscire dal labirinto con lo strumento più semplice e più politico: le primarie? In Francia l’area socialdemocratica ha scelto di misurarsi alle urne e Raphaël Glucksmann ha vinto la consultazione, proponendo un profilo europeista e distinto dalla sinistra radicale. Perché non provarci anche in Italia? Renzi, Magi, Onorato, Maraio, Ruffini: tutti davanti agli elettori, con programmi e una regola semplice: chi vince guida, gli altri sostengono. Sarebbe un modo per smettere di litigare sui posti e cominciare a contendersi le idee. Conte chiede garanzie su Renzi, Renzi gli offre un tostapane. Gli elettori, invece, temiamo che siano più interessati a un decespugliatore.

 

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