D’Alema: acuto osservatore, geniale analizzatore, spettacolare nei dibattiti…ma basta cosi

Dal profilo facebook di Guido Zuppello.

Il fatto che Massimo D’Alema stia improvvisamente tornando di moda è dovuto ad alcuni fattori precisi. Il primo, ovvio, è che culturalmente, intellettualmente, mentalmente e come capacità oratoria, anche ironia cinica e feroce, nonché lucidità di analisi, si mangia il 99,99% di entrambi gli schieramenti. Letteralmente è come paragonare un quadro del Tiziano con certe banane appese che trovi oggi nei musei d’arte moderna. Ma detto questo, penso che ci si dimentica dell’infinita quantità di errori che ha commesso. Assieme a Bertinotti, D’Alema è stato il grande artefice della morte della sinistra italiana parlamentare. In questo è stato veramente il Tony Blair italiano, pur assistito (non dimentichiamocelo) da un bel po’ di compagni di partito, dirigenti e co. Il suo premierato fu un disastro, i suoi inciuci con Berlusconi uno degli errori più macroscopici della storia italiana.

D’Alema ha un’intelligenza sopraffina, un’abilità fuori dal comune, una presenza magnetica. Ma non ha altro. Non è un leader, non lo è mai stato, è sempre stato un battitore libero alimentato dall’immagine riflessa di sé stesso. È un Rommel, non un Von Mainstein se mi passate il paragone. Ha un narcisismo chiaro, splendente, rivendicato con orgoglio. Il che spiega sia una certa fascinazione che ebbe per il Cavaliere, così come il fastidio mai sopito per Renzi, di fatto la sua versione Temu. Per cui è una voce sempre da ascoltare, sempre da analizzare, nelle ultime settimane ha sempre fotografato la realtà in modo esemplare. Ma finita lì. Qualcuno lo vorrebbe come candidato premier per il fronte largo. Non so cosa dire, nel senso che proprio non lo so. Ma non aver mai abbozzato una autocritica, il suo essere alieno dal mondo di oggi, a me paiono problemi non da nulla, anche più dell’età.

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