L’istrice

Da facebook
Lo ammazzano appena lo vedono. È l’errore più costoso del bosco italiano.

Perché chiunque l’abbia incontrato su una strada di notte — quegli aculei dritti, quel rumore secco — ha pensato la stessa cosa: pericoloso. Da eliminare.

Peccato che quasi tutto quello che pensiamo sull’istrice sia falso.

Prima cosa. Gli aculei non li lancia. Non è mai successo. Sono peli modificati di cheratina, lunghi fino a 40 centimetri, che si rizzano per difesa. Se il predatore insiste, l’istrice si volta di spalle e ci va dritto contro all’indietro. L’aculeo si pianta nella pelle del nemico e si stacca. Punto.

L’istrice non è in grado di sparare o lanciare i suoi aculei. Questa è una credenza molto diffusa ma del tutto infondata. Quando si sente minacciato, adotta una strategia difensiva efficace basata su comportamenti precisi: Rizzamento: solleva gli aculei per apparire molto più grande e minaccioso. Suono tintinnante: scuote il corpo e sfrega gli aculei tra loro producendo un suono simile a un sonaglio.Movimento all’indietro: per difendersi, l’animale non corre verso l’aggressore ma indietreggia bruscamente per conficcare le spine nella pelle del malcapitato sfruttando la pressione. Gli aculei, che sono a tutti gli effetti peli modificati, possono staccarsi molto facilmente se sfiorano un predatore o se l’animale si contrae. Trovandoli conficcati nel terreno o negli animali dopo un incontro ravvicinato, si è generata la falsa convinzione che l’animale li “spari”.

Il mito del “lancio” nasce da quello: quando vibra gli aculei cavi della coda — suonano come maracas, per avvertire — qualcuno può staccarsi e cadere. Ma volare, mai.

Secondo. Quell’animale che volete morto è un costruttore.

L’istrice scava tane complesse, con più ingressi, gallerie lunghe diversi metri, camere interne. Ci vive in coppia o in nucleo familiare. E quando se ne va — o anche mentre ci vive — quella struttura diventa un condominio aperto.

Tasso, volpe, rettili, anfibi: tutti entrano in quei cunicoli. In Italia, è documentato che tasso, volpe e istrice usano spesso gli stessi sistemi di gallerie — una rarità nel panorama europeo, legata al fatto che l’istrice è l’unico Istricide che vive stabilmente sul continente.

Nessun altro animale europeo costruisce quel tipo di habitat sotterraneo condiviso.

Terzo. È protetto dalla Legge 157 del 1992. Non è specie cacciabile. Ucciderlo è un reato.

Viene ancora ammazzato illegalmente. Perché la sua carne è considerata una prelibatezza in alcune zone. E perché la gente continua a credere che lanci gli aculei e che non serva a niente.

Quindi: ogni istrice morto è un sistema di gallerie abbandonato. È un tasso senza rifugio. È una volpe che perde un posto sicuro. È una colonia di anfibi che sparisce.

Un animale che pesa fino a 20 chili, che vive fino a vent’anni, che ha costruito quella tana mattone per mattone — e che noi buttiamo via per un pregiudizio vecchio di secoli.
In Italia lo ammazzano ancora di notte, di contrabbando, per mangiarlo.

Protetto per legge dal 1992, inserito nella Direttiva Habitat europea, cacciato lo stesso con trappole e fucili nelle campagne tra Toscana e Calabria. Perché le sue carni sono considerate una prelibatezza. E perché in certi posti una legge scritta a Roma vale meno di una tradizione che va avanti da generazioni.

È un animale schivo, notturno, che esce di notte a cercare radici e tuberi e sparisce all’alba.

Vive in coppia. Per anni. Nella stessa tana.

Maschio e femmina crescono i piccoli insieme, si alternano nella guardia alla tana, comunicano nel buio del bosco battendo gli aculei cavi tra loro — un suono come maracas, sommesso, preciso. Un linguaggio che usiamo da millenni senza saperlo, perché l’istrice è autoctono in Italia da prima che esistesse il concetto stesso di Italia.

Spoiler: è l’unico posto in Europa dove vive.

In tutta Europa, l’unica popolazione di Hystrix cristata sta qui, nella penisola italiana e in Sicilia. Nessun altro Paese europeo può dire lo stesso. È un primato di biodiversità che pochi conoscono — e che alcuni, evidentemente, preferiscono trasformare in ragù.

Per anni è stato considerato un animale dannoso: scava negli orti, ruba tuberi, rompe le recinzioni. La stessa logica che per secoli ha giustificato l’abbattimento di tutto ciò che non era utile all’uomo. Ma i danni agli orti si gestiscono. Il bracconaggio no — almeno non abbastanza.

Nessuna stima ufficiale dice quanti ne muoiono ogni anno di notte, nelle campagne. I dati vengono fuori dai sequestri, dalle denunce, dalla cronaca giudiziaria. Episodi sparsi, mai un quadro completo. Come se il problema non fosse abbastanza grande da contare, o abbastanza visibile da scandalizzare.

L’istrice non ha colpa di esistere. Non ha colpa di essere buono da mangiare. Non ha colpa di vivere nel posto sbagliato.

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