Considerazioni di Massimo Erbetti
Eni non vi sta regalando 17 cent. Sta cercando di risparmiarsi 1,7 miliardi?
Facciamo due conti. Ma proprio due.
Eni ha deciso che per 30 giorni benzina e gasolio non potranno superare rispettivamente 1,99 e 2,19 euro al litro.
Circa 17 centesimi in meno rispetto ai prezzi medi di questi giorni.
Che bello. Che brava Eni.
Eni ci viene incontro.
E non lo dico io. Palazzo Chigi ha parlato di un “lodevole atto di attenzione all’Italia”. Tajani di un esempio di “sistema Paese”.
Ma è realmente così?
Eni “fa l’arte pe’ rimette?”, come direbbe mia madre?
Oppure no?
Facciamo un giochino facile facile.
Prendiamo quei 17 centesimi e moltiplichiamoli per i litri venduti.
Enilive ha quasi 4.000 distributori in Italia e i dati Eni indicano un erogato medio di benzina e gasolio di circa 1,451 milioni di litri l’anno per stazione.
Tradotto: grosso modo 480 milioni di litri al mese.
Facciamo addirittura finta che Eni rinunci davvero a tutti i 17 centesimi su ogni litro.
Sapete quanto fa?
Circa 80 milioni di euro.
È un conto volutamente molto semplice, fatto sul prezzo alla pompa. Il costo reale per Eni potrebbe essere inferiore, anche perché 1,99 e 2,19 sono un tetto, non uno sconto fisso di 17 centesimi.
Ma tenete a mente quel numero:
80 milioni.
Ora passiamo al secondo.
Nel 2022, quando venne introdotto il contributo straordinario sugli extraprofitti delle società energetiche, per la sola misura italiana Eni calcolò un conto di circa 1,4 miliardi di euro.
Nei conti di quell’anno registrò complessivamente 1,7 miliardi di imposte straordinarie sui profitti energetici.
80 milioni. (Ottanta milioni).
1,7 miliardi. (Un miliardo e settecento milioni).
Ora, attenzione.
Nessuno sta dicendo che nel 2026 Eni dovrebbe pagare nuovamente 1,7 miliardi.
Quella cifra appartiene al 2022.
Ma ci dice una cosa molto semplice:
una tassa sugli extraprofitti può costare enormemente più di un mese di prezzi calmierati.
E guarda caso proprio in queste settimane degli extraprofitti delle società energetiche si è tornati a parlare.
Poi arriva Eni e dice: tranquilli, una parte dell’aumento la assorbiamo noi.
E subito dopo arriva Tajani e indica proprio questa come la strada da seguire, contrapponendola a nuove tasse sugli extraprofitti.
E allora quei 17 centesimi possiamo guardarli anche da un’altra prospettiva.
Non necessariamente come un regalo.
Ma come un investimento.
Perché se rinuncio volontariamente a qualche decina di milioni posso presentarmi e dire:
“Io la mia parte l’ho già fatta.”
E diventa politicamente molto più difficile spiegare perché dovrei pagarne centinaia con una tassa.
È questa l’operazione?
Non posso saperlo.
Ma i numeri sono questi.
E non serve immaginare complotti.
Serve una calcolatrice.
E ricordare un principio vecchio come il mondo:
se devo rinunciare a dei soldi, preferisco decidere io quanti.
Soprattutto se l’alternativa è che a decidere sia qualcun altro.
E adesso siete ancora convinti che vi stiano facendo un regalo?

