I partiti bocciano i saggi e Napolitano sbotta. Il PD spera ancora in un governo politico.

E’ amareggiato, il Presidente Napolitano, dopo le critiche ricevute sulla sua scelta. ”Dopo sette anni sto finendo il mio mandato in un modo surreale, trovandomi oggetto di assurde reazioni di sospetto e dietrologie incomprensibili, tra il geniale e il demente”. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano commenta così gl sviluppi di questi giorni della situazione politica. Il capo dello Stato ha confidato al Corriere della Sera di sentirsi ”lasciato solo dai partiti” e definisce questo come ”il momento peggiore del settennato” a causa delle critiche sulla scelta di un doppio comitato di specialisti, incaricati di ”formulare precise proposte programmatiche” in grado di divenire ”in varie forme oggetto di condivisione da parte delle forze politiche”. I due gruppi non hanno ricevuto il consenso sperato e molti hanno criticato tale scelta poichè vedono dietro il disegno di far proseguire il Governo Monti, per il quale già in passato Napolitano stesso si è speso, soprattutto a fine 2011 quando favorì l’insediamento del governo tecnico anzichè far andare il Paese alle elezioni (e chissà, forse allora, con i disastri di Berlusconi sotto gli occhi, il risultato sarebbe stato molto diverso!). Dal Pd, comunque, si spera ancora in un esecutivo politico a guida Partito Democratico. Alessandra Moretti, fedelissima di Bersani, è tutt’ora convinta che l’unica via possibile sia un governo politico guidato dal centrosinistra: “Il Pd vuole un esecutivo politico di cambiamento – spiega la Moretti -. E Bersani deve essere l’uomo a capo di questo governo, perché, seppure di poco, il centrosinistra ha vinto le elezioni”. La deputata poi sottolinea come Napolitano “non abbia esplicitato che Bersani non sia più l’incaricato a cercare una maggioranza”. Sul gruppo dei saggi la Moretti è chiara: “Devono agevolare – dice – il percorso per individuare provvedimenti su cui il Parlamento sarà chiamato a decidere. Innanzitutto dovranno esprimersi sulla riforma del sistema elettorale, perché non si può tornare alle urne con l’attuale legge. E poi assolutamente dovranno indicare misure urgenti sul tema del lavoro”.  I bersaniani dal canto loro restano fedeli al segretario. Napolitano non ha dato l’incarico a nessun altro, quindi: “La soluzione proposta da Bersani è la più forte anche perché non ci sono nomi nuovi per la premiership”, parola di Matteo Orfini. Nel frattempo, però, restano a galla anche nomi più moderati, espressioni cioè del costituzionalismo più puro che trovano in Stefano Rodotà (papà della privacy, ex vicepresidente della Camera ed ex parlamentare a Strasburgo) e Gustavo Zagrebelsky (già presidente della Corte Costituzionale, docente di diritto costituzionale, uno dei maggiori difensori in materia di laicità dello Stato) due candidati graditi ai 5 stelle e che contribuirebbero a portare al Quirinale un settennato di altissimo profilo. Secondo Pier Luigi Bersani, “la priorità ora è l’elezione del presidente della Repubblica”. Bersani, messo all’angolo, punta ora a portare Romano Prodi sul più alto scranno del Quirinale. Lo scrive Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera. Ai suoi il segretario avrebbe detto: “Dopo la scelta del nuovo capo dello Stato ci saranno ancora più elementi che giustificheranno l’esigenza di un governo di cambiamento, e che chiariranno che le ipotesi delle larghe intese o di un nuovo esecutivo tecnico retto da una strana maggioranza sono impraticabili”. Qualcuno fa il nome di Prodi, perchè è un uomo chiaramente incline alle posizioni di Pd e Sel, metterebbe a tacere il “bisogno disinteressato” di Berlusconi di un governo di larghe intese e dichiarerebbe scacco matto al Movimento 5 Stelle, costretto a sostenere Prodi per contribuire alla strategia “anti Cavaliere” e sarebbe gradito persino all’eterno contestatore Marco Travaglio, opinionista molto influente sull’elettorato grillino.

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