Salta anche Prodi, mancano 100 voti, Pd sempre più nel caos. Un appello per l’intesa PD-M5S

 L’ex premier al quarto scrutinio si è fermato sotto quota 400 voti, molto lontano dai 504 necessari per l’elezione, e ha deciso di ritirarsi. Pdl e Lega non hanno partecipato all’elezione per protesta. Il M5S ha insistito su Rodotà, raccogliendo oltre 50 consensi più del previsto. Un manipolo di franchi tiratori per D’Alema. Annamaria Cancellieri, candidata di Lista civica, ha raccolto 78 voti, mentre 15 preferenze sono andate a Massimo D’Alema e 3 a Franco Marini. Visto l’esito del voto Prodi si è ritirato dalla corsa. Neppure Romano Prodi, il “fondatore” del centrosinistra scelto stamattina come candidato al Colle, è sopravvissuto ai veleni del partito democratico e ha raccolto ben 100 voti meni del previsto e alla fine in serata ha deciso di ritarsi dalla corsa. “Oggi mi è stato offerto un compito che molto mi onorava anche se non faceva parte dei programmi della mia vita. Ringrazio coloro che mi hanno ritenuto degno di questo incarico. Il risultato del voto e la dinamica che è alle sue spalle mi inducono a ritenere che non ci siano più le condizioni”, ha scritto l’ex premier in una nota. I dirigenti del partito sono riuniti nella stanza di Pier Luigi Bersani alla Camera. Con il segretario ci sono Enrico Letta, Dario Franceschini, Anna Finocchiaro e i capigruppo Roberto Speranza e Luigi Zanda. Ora il segretario dovrà decidere quale strategia adottare, se restare fermi anche domani (si rivota alle 10 di mattina) sul nome di Prodi o cambiare di nuovo candidato. Secondo Matteo Renzi la situazione però è chiara. “La candidatura di Prodi non c’è più”, ha sentenziato il sindaco di Firenze. Una situazione talmente grave da aver alimentato le voci di dimissioni del segretario, smentite però dall’ufficio stampa del partito. A dimettersi dalla carica di presidente dell’Assemblea è stata invece Rosy Bindi, anche se formalmente la decisione risale al 10 aprile. Ma le lacerazioni e le faide, perché ormai di questo si tratta, che scuotono i democratici iniziano a ripercuotersi sull’intera coalizione. “Il Pd sta facendo un congresso in una fase drammatica per il Paese, Sel è molto arrabbiata perché i dem mantengono l’Italia dentro una contesa intestina”, accusa il leader della sinistra ecologista Nichi Vendola, parlando a Sky. Sel respinge le accuse di aver “tradito” Prodi per Rodotà, “certificando” la fedeltà al candidato scelto con il pacchetto di voti “certificato” dalla dicitura R. Prodi, ma ora secondo la sinistra radicale è davvero giunto il momenti di convergere sul candidato del M5S Stefano Rodotà. «Incredibile cupio dissolvi nel Pd». Così, su Twitter, il renziano Paolo Gentiloni. Da questa situazione difficile appare arduo uscirne a testa alta: In queste ore difficili e delicate per il Paese, con situazioni politiche che mutano di ora in ora. Nel “tripolarismo imperfetto” in cui ci troviamo è evidente che Pd e M5S si devono mettere d’accordo. Sarebbe indecente, insensato e impensabile un accordo PD-Pdl. Per questo motivo noi come Circolo del PD rivolgiamo pertanto un libero appello al gruppo dirigente nazionale PD, ai grandi elettori del PD e di SEL e soprattutto al Movimento Cinque Stelle per far si che si delinei una nuova fase nella politica italiana. La votazione condivisa del Presidente della Repubblica può far nascere anche quel tanto auspicato governo del cambiamento. Per questo motivo invitiamo ad individuare un candidato unico al Quirinale, intesa necessaria per gettare le basi per un governo di cambiamento, rinnovato e di grande spessore politico, sostenuto da PD, Sel e Cinque Stelle, voltando definitamente pagina dopo gli anni bui del berlusconismo. In questo modo si avrebbe la giusta mediazione e si proseguirebbe nella linea auspicata dalla maggioranza degli italiani e della volontà del popolo del centrosinistra.

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