Goffredo Bettini: “Riforme essenziali e poi subito al voto”.

Goffredo Bettini si schiera contro le larghe intese. Posizioni nel PD che divergono. Non è una novità, si sa. Ma Goffredo Bettini è uno che nel panorama politico conta, soprattutto all’interno del PD. Vale la pena riportare la sua ultima intervista.

Bettini, che ne sarà adesso della “pacificazione”?
Vedo molta prudenza, nelle reazioni alla condanna di Berlusconi, ed è giusto che sia così: guai a far precipitare le cose.

Ma il Pd non può semplicemente attendere le reazioni del Pdl, no?
E infatti, alcuni punti fermi andrebbero messi. Soprattutto, sulla missione e sulla durata del governo. La condanna di Berlusconi rende ancora più chiaro quello che ho sostenuto insieme ad altri: questo governo, varato in una condizione di necessità, ha al suo interno un pulsante per l’autodistruzione, e su questo pulsante c’è scritto “Silvio Berlusconi”.

Il pulsante ora lampeggia.
E non vederlo è puro avventurismo, che ci fa navigare alla cieca. Attenzione, però: prendere atto di questo non significa mandare a casa Letta domani. Significa piuttosto riportate tutti con i piedi per terra.

Perché ci vuole «responsabilità».
Se gli appelli alla responsabilità, che sono unanimi, sono anche sinceri, non si può non fare ciò che è davvero necessario: chiudere i provvedimenti più urgenti, sulla crisi, e poi però, con loro, anche l’argomento dell’emergenza che tiene in piedi questo governo.

Come dice Civati, «serve un exit strategy»?
Sì, stiamo dicendo una cosa simile: si torni a votare e ognuno si giochi le proprie carte strategiche.

Con quali tempi?
Il prima possibile, ma fatte queste cose. Perché se ci si inoltra nel semestre europeo tutto si ingarbuglia.

La condanna cambia qualcosa nel giudizio che il centrosinistra ha di Berlusconi?
Personalmente verso Berlusconi ho un sentimento molto chiaro, che certo la condanna non cambia: come avversario politico l’ho combattuto con tutta l’energia possibile, rifiutando l’idea di batterlo per vie che non fossero strettamente politiche. Il rammarico, semmai, è che questo non sia avvenuto. Come imputato penso che Berlusconi avesse e abbia diritto a tutte le garanzie del caso.

La condanna però è definitiva.
Come condannato, va trattato con l’umanità e il rispetto che meritano tutti coloro che debbono scontare una pena. Se io fossi ancora parlamentare non avrei dubbi nel confermare con un voto le conseguenze della sentenza della Cassazione.

La base del partito comprenderà il prolungarsi del governo con il Pdl di Berlusconi?
Può comprendere ancora, come ha compreso in passato, finché il governo fa delle cose chiare precise, rapide e incisive.

Per ora, il governo, prevalentemente rinvia.
Le contraddizioni più evidenti, infatti, si possono superare, solo se l’emergenza non si evoca soltanto ma ci si comporta di conseguenza. Ciò che è troppo contraddittorio e non sarebbe compreso, è la difesa a priori delle larghe intese, gli ammiccamenti, che ci sono stati, all’idea che questo governo abbia un valore strategico.

Epifani ha detto che il Pd non tollererà reazioni scomposte. Berlusconi ieri ha parlato di magistratura irresponsabile. Non basta?
Non so cosa significhi “scomposto” o “composto”, a proposito delle reazioni. So però che quanto detto ieri da Berlusconi è esattamente in linea con quello che Berlusconi dice e fa da vent’anni. Faccio io una domanda: debbo ritenere che, fino ad adesso, le abbiamo considerate accettabili? Quello che sta accadendo oggi non è un nuovo Berlusconi: è semplicemente Berlusconi.

Allora qual è il limite?
Io non avrei fatto l’alleanza con Berlusconi. Quello era il limite: mentre il Partito cambiava quattro volte idea in pochi giorni, io avevo proposto un governo del Presidente che non prevedesse alcuna alleanza politica, ma che cercasse i voti in Parlamento.

 

 

 

 

 

 

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