Si riapre lo scontro interno al PD?

d'alemaCome riporta il sito Repubblica.it, si riapre il dibattito nel PD. Riportiamo dal sito de La Repubblica: Lo scontro interno al Pd si è riacceso. Con la minoranza di nuovo all’attacco di Matteo Renzi. Ad aprire il fronte è stato, anche oggi, Massimo D’Alema. Alla festa Pd di Ravenna ha detto: “Le risposte arrivate dai dirigenti del Pd confermano le mie preoccupazioni. Perchè se uno dice che è preoccupato perchè c’è la disoccupazione e la crisi economica non gli si può rispondere che vuole le poltrone, come mi son sentito dire”. L’ex premier è tornato così sulle polemiche nate dopo le sue parole sul Governo e sullo stato del Pd renziano. “In effetti sì, sono rimasto piuttosto colpito dalla violenza, in qualche caso perfino dalla volgarità delle repliche”, ha aggiunto. Ma, qualche ora più tardi, a rafforzare il fronte antirenziano nel Pd ci ha pensato l’ex segretario, Pier Luigi Bersani. “E’ un fatto strutturale – ha detto Bersani alla festa del Pd a Roma Portuense – quando il tuo segretario è capo del governo devi stare attento a quel che dici. La discussione è un pochino inibita. Su questo va aperta una riflessione larga entro la fine dell’anno”. Poi, tra l’ironico e il contrariato, l’ex segretario ha criticato la riforma del Senato: “Abbiamo dei senatori nominati. Va bene, si è deciso così e va bene; chiedo solo di capire se sarà ancora obbligatorio, nel Senato dei nominati regionali, portare la cravatta…”. E sulla legge elettorale: “Non c’è ragione di lasciare l’ultima parola a Verdini”. Subito arrivano le risposte dei renziani: “Memo per Bersani. Renzi ha portato il Pd al 41%, dal 25% raggiunto dalla precedente segreteria, la fine del bicameralismo perfetto è traguardo storico del centrosinistra”, scrive su twitter il senatore del Pd Andrea Marcucci. Sempre sul social network, il deputato Ernesto Carbone: “Il problema non è il segretario premier, ma quello che non è diventato premier”. E ancora: “Quelli che ci avevano parcheggiato al 25 si lamentano che qualcun altro li ha portati al 41”. La replica a D’Alema. A far partire l’offensiva di critiche nei confronti del segretario-premier era stato, martedì a Bologna, Massimo D’Alema che aveva infatti criticato le misure dell’esecutivo contro la crisi, nonché la struttura del Pd, che non avrebbe più “una segreteria ma persone fiduciarie del premier”. Parole che subito hanno scatenato le reazioni dei dirigenti Dem. “Quando uno ha fatto politica al livello in cui l’ha fatta D’Alema forse si aspetta che il momento della pensione non arrivi mai”, la frase tranchant del vicesegretario del Pd Debora Serracchiani. Mentre il vice-segretario del Pd, Lorenzo Guerini, ha definito le parole di D’Alema “ingenerose, superficiali e affrettate”. Più pacato il presidente dei Democratici, Matteo Orfini: “Non credo ci sia il rischio che il Pd diventi un movimento del premier, perché il Pd è forte, coeso, ma anche plurale, c’è un dibattito vero, che deve stare nei limiti del dibattito garbato, ma non vedo questo rischio”, ha detto dalla festa dell’Unità di Bologna. “Cose umilianti”. “Veramente – ha detto D’Alema rispondendo ai giornalisti che ricordavano appunto le prese di posizione sulla stampa di Serracchiani, Guerini e Matteo Orfini – sono cose umilianti e che danno la sensazione di un fastidio verso il dibattito democratico… Non dovrebbe essere questo il modo di vivere in un grande partito popolare come il nostro”. “Gli 80 euro non bastano”. “Gli 80 euro sono insufficienti a sbloccare i consumi. Sono un primo passo. Ma se si fermano a questo non bastano” ha detto D’Alema, “c’è bisogno di una svolta più coraggiosa, sia a livello europeo sia a livello italiano”.

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