Giornata mondiale della Poesia

poesiaIn occasione della giornata della poesia, pubblichiamo alcune poesie di nostri concittadini.

Ieri, sabato 21 marzo, è stata la Giornata Mondiale della Poesia, istituita nella XXX Sessione della Conferenza Generale Unesco nel 1999 e celebrata, per la prima volta, il 21 marzo dell’anno seguente; Giornata che riconosce all’espressione poetica un ruolo primario nella promozione del dialogo e della comprensione interculturali, della diversità linguista e culturale, della comunicazione e della pace.

P’ gliann’ (di Sergio Proia)

Uagliù, cagnatev le scarp, tugliet gliù saccut,
chiappat’v’ gliù cistr cchiù capput,
iam p’ gliann’ attèrra a gliù fuoss
addò l cierqu’ so’ cchiù ròss.
Uann gliù puorc è sicc,
c’ n’ uless ogn’i iorn nù sicchi’.
C’ purtam nu cantucci’de pan rusc’ cu’ lla frettata,
fra glium’ i gliustr’ chiudem la iurnata.
Massèra ci attòcca la menestra cu llù pan’ sott’,
ce magnam’ du faciuor vers l’ott’,
nu b’cchier d’ vin, du castagn’ mosci’e i apò,
Di’ s’e gli preia chi gli’ vò.

 
Terra di Ciociaria (di Flavio Venditti)

Dal borgo avito, su la rupe assente,
A la turrita valle il guardo volve,
Custode arcigna d’opre senza tempo,
Belluina génie che sfidò quell’ Urbe.
Or più non s’ode rovistar l’aratro
Tra ossuti sassi e scricchiolanti sterpi,
Né, lamentoso, l’eco delle donne
Nenie d’amor recare al vecchio amante.
Ma quando il cor s’indugia tra gli affanni,
La dignità venduta ad empia speme,
L’ onda seguendo del prudente Liri,
Quivi tornar tu puoi ad esser uomo.

 

Eco Lontana (di Aldo Lucchetti)
Se passerai dalla mia vecchia casa,
che ha gli occhi spenti e dorme abbandonata
là tra il verde del Colle di Fontana,
mentre il cuculo, dalla selva, canta
la sua nota che annuncia primavera,
fermati un poco e ascolta, forse udrai,
nella quiete solenne delle querce
un’eco che proviene di lontano:
una voce di bimbo che risponde
al richiamo insistente della madre,
e risonar risate di bambini
lì, di tra i campi, in mezzo all’erba menta,
alla ruta ed all’erba cipollina,
dove il ramarro caccia il grillo incauto
e svaria la vanessa gialla e nera.
E’ passato l’incanto, più non sento
risa e richiami. Chino il capo e vado;
vado all’appuntamento coi miei sogni
che aspettano al quadrivio del silenzio.

Dedicato a… (di Francesca Landini)

Dal basso ti guardo,
arroccate e dominanti
sorgono le tue vecchie case,
strette ombrose stradine di ciottoli;
vecchi palazzi di pietra.
Chiusa nel tuo rimpianto
ti specchi in una realtà
che più non ti appartiene.
Silenziosa,
solo il campanile della tua chiesa
ed il cuore di chi ti ama
ti fanno compagnia.

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