La luna sulla Fossa del Monte ovvero il brigante Arnuccio e la giovinetta.

A cura di Sergio Proia

Di questa storia non esistono carte che possano raccontarla per intero. Ne rimangono soltanto poche tracce e, soprattutto, la voce dei vecchi che per anni l’hanno tramandata davanti al focolare.
C’è chi giura che sia accaduta per davvero e chi invece la considera soltanto una leggenda. Forse la verità sta nel mezzo.

Era una notte limpida d’estate, una di quelle in cui la luna piena sembra scendere sui tetti delle case e illuminare ogni angolo del paese. A Fontana, nella parte alta del borgo, le strade erano deserte e il silenzio della notte veniva interrotto soltanto dal frinire dei grilli e dal vento leggero che scendeva dalle montagne.
Fu proprio in quella notte che il destino fece incontrare, ancora una volta e lontano dagli occhi di tutti, un giovane brigante di nome Arnuccio e la ragazza che amava, di cui nessuno ricorda il nome.
Lei era figlia di una famiglia molto rispettata del paese. I suoi genitori avevano già immaginato per lei un futuro diverso, accanto a un giovane benestante e stimato, un uomo che consideravano degno della loro figlia. Il brigante, invece, apparteneva a un mondo che per loro rappresentava pericolo, vergogna e disonore. Ma il cuore della ragazza aveva scelto da tempo.
I due si incontravano di nascosto, approfittando delle ore più buie della notte. Quella sera parlarono a lungo, stretti l’uno all’altra, sotto la luce argentea della luna. Sapevano che il loro amore era ostacolato da tutti, eppure, proprio per questo, ogni incontro sembrava ancora più prezioso.
Non si accorsero che qualcuno li stava cercando.
Il padre della ragazza, insospettito dalle sue continue assenze, era uscito di casa e aveva seguito le sue tracce. Quando finalmente li vide insieme, la sua rabbia esplose.
Il giovane riuscì a fuggire appena in tempo. Conosceva bene i sentieri e le campagne intorno al paese e si dileguò nel buio, trovando rifugio nelle colline circostanti, nella zona compresa tra la Rozza e la Fossa del Monte. Lì, tra la vegetazione, le rocce e i sentieri conosciuti soltanto da chi viveva quelle terre, rimase nascosto per diversi giorni.
Nel frattempo, a Fontana, la situazione era diventata ancora più difficile. Il padre della ragazza aveva deciso di allontanarla definitivamente da quell’uomo e cercava di favorire l’unione con il giovane che la famiglia aveva scelto per lei.
Ma il rivale, forte dell’appoggio dei genitori, non esitava a provocare il brigante.
Una notte, quando il paese era immerso nel sonno, i due si incontrarono nei vicoli stretti del centro storico. Le case del borgo, illuminate appena dalla luna, sembravano custodire il segreto dello scontro. Non ci furono testimoni, se non le vecchie pietre delle strade e il vento che passava tra i vicoli.
Fu un duello breve e feroce.
Il brigante sapeva di combattere non soltanto contro un uomo, ma contro tutto ciò che si frapponeva tra lui e la donna che amava. Alla fine riuscì a sottrarsi allo scontro e a scomparire nuovamente nell’oscurità.
Dopo quella notte, i due innamorati capirono che non potevano più vivere aspettando che altri decidessero per loro.
Presero allora una decisione disperata e coraggiosa: si sarebbero sposati in segreto.
Scelsero il Santuario della Madonna di Loreto, giù nella valle di Curzio, dove scorreva il torrente Arimucci, lontano dagli occhi del paese. In una giornata scelta con grande cautela, accompagnati soltanto da due testimoni fidati, e dal ministro del culto, raggiunsero il santuario.
Davanti alla Madonna pronunciarono le loro promesse.
Per qualche istante sembrò che finalmente il loro amore avesse trovato pace.
Ma la pace durò poco.
Il brigante venne arrestato.
La notizia si diffuse rapidamente e la ragazza, ormai legata a lui da un matrimonio che nessuno avrebbe dovuto conoscere, si trovò sola e braccata. Sapeva che la sua stessa famiglia avrebbe cercato di riportarla a casa e che, con l’arresto del marito, ogni protezione era venuta meno.
Decise così di fuggire.
Si nascose nel verde delle colline verso Santopadre, vivendo tra sentieri impervi, grotte, radure, casali e vecchi rifugi. Le notti erano lunghe e fredde e ogni rumore poteva sembrare il passo di qualcuno che la stava cercando. Ma lei resisteva.
Aspettava.
Aspettava che arrivasse il giorno in cui il destino avrebbe restituito alla libertà l’uomo che amava.
E quel giorno, contro ogni previsione, arrivò.
Il brigante riuscì a fuggire dalle galere. Ferito, stanco e inseguito, si mise in cammino verso quei boschi che conosceva bene. Non aveva bisogno di una mappa: sapeva dove cercarla.
Dopo giorni di fuga e di paura, finalmente la vide.
Era lì, su una collina, tra gli alberi, come se lo avesse aspettato per tutto quel tempo.
Non ci furono parole. La ragazza gli corse incontro e i due si strinsero in un abbraccio che cancellò, almeno per un momento, tutte le sofferenze patite.
Erano finalmente insieme.
Alle loro spalle lasciavano il paese, i rancori, il duello, l’arresto e le paure. Davanti avevano soltanto i boschi e le montagne, immense e silenziose.
Nessuno avrebbe potuto sapere quale sarebbe stato il loro destino.
Ma quella notte, mentre la luna tornava a illuminare le montagne di Fontana Liri, il loro amore, nato nel segreto e cresciuto nella fuga, era riuscito ancora una volta a sopravvivere.
Non ci è dato conoscere iI seguito della storia, qualcuno sostiene che il brigante Arnuccio sia morto, qualcuno che sia andato via, alcuni dicono che la ragazza lo abbia seguito, altri che non lo abbia mai più rivisto.
Nelle sere d’ inverno gli anziani, accanto al focolare continuano a raccontare la storia del brigante Arnuccio e della giovinetta, e nella zona tra le Grotte ed il Casale, ancora oggi, qualcuno indica in una vecchia incisione su un albero secolare, a fianco di un antico casolare diroccato, la testimonianza della presenza dei due innamorati.

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