Dalla pagina facebook Abolizione del suffragio universale
Otto anni. Ci sono voluti otto anni per passare da “al primo Consiglio dei ministri cancelleremo le accise” a “o ti rassegni o ti attrezzi”.
Quello nella foto con il cartellone è Matteo Salvini nel 2018.
Indicava agli italiani una per una le vecchie voci con cui raccontava le accise sulla benzina: guerra d’Etiopia, crisi di Suez, Vajont, alluvione di Firenze, terremoto del Belice, Friuli, Irpinia, missione in Libano.
Totale scritto in fondo, bello grosso: 0,72 euro al litro.
E la promessa era altrettanto grossa: “Al primo Consiglio dei ministri cancelleremo le sette accise sulla benzina”. In quei giorni Salvini assicurava che avrebbe cominciato ad abbassare il prezzo dei carburanti appena arrivato al governo.
Sono passati otto anni.
Salvini al governo ci è arrivato. Più volte.
E ieri, davanti all’ennesimo caro carburanti, in occasione festa del Tempo a Palazzo Wedekind, ha finalmente presentato agli italiani il seguito di quel cartellone:
“È chiaro che a breve non caleranno né il costo del carburante, né il costo dell’energia, né quello per le imprese, né il costo per le famiglie. Quindi, o ti rassegni o ti attrezzi”.
Meraviglioso.
Nel 2018 bastava un Consiglio dei ministri.
Nel 2026 serve la rassegnazione.
Resta soltanto da capire come dovrebbe “attrezzarsi” un italiano quando va dal benzinaio.
Una tanica sul balcone?
Un pozzo petrolifero in giardino?
La raffineria nel box accanto alla Panda?
Due pedali sotto la macchina e via andare?
Nel frattempo quel cartellone è invecchiato benissimo. S
Perché alla fine l’unica cosa davvero abolita, dopo otto anni, sembra essere la promessa di abolire le accise.
Da “le cancello al primo Consiglio dei ministri” a “rassegnatevi”.
Otto anni di propaganda riassunti in due frasi.

