Report, viale Mazzini ha deciso nei giorni scorsi la sostituzione di Ranucci, cui sono state offerte «tre possibili opzioni di ricollocazione professionale». Sigfrido Ranucci non sarà più il conduttore di Report, il giornalista è costretto a cederne la guida a nove anni dal passaggio di testimone con Milena Gabanelli. La decisione è stata comunicata dalla Rai con una nota nella quale vengono comunicati anche i nomi dei due sostituti: Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi (Nel 2017, durante un’inchiesta realizzata per Nemo a Ostia, fu aggredito insieme all’operatore Edoardo Anselmi) che però nei giorni seguenti hanno fatto sapere di non voler accettare l’incarico.
Al giornalista sono state fatte tre offerte: trasferimento al Tg3 oppure a RaiNews oppure una corrispondenza in una sede estera.
“La Rai», si legge nella nota, «comunica che, a partire dalla prossima stagione, la conduzione di Report sarà affidata a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, entrambi risultati vincitori della selezione Rai per giornalisti professionisti. La scelta apre una nuova fase per uno dei programmi più importanti dell’offerta di approfondimento del Servizio Pubblico, attraverso una conduzione a due affidata a due giornalisti selezionati e vincitori del concorso Rai, nel segno della professionalità e dell’esperienza maturata sul campo».
Ha fatto molto rumore intanto la lettera inviata a Corsini da un un gruppo di inviati, capitanati da Giorgio Mottola e Giulio Valesini, che ha offerto la propria disponibilità a reggere la trasmissione a rotazione, creando un piccolo comitato, un «red team», che controlli la qualità dei servizi, corredato dalla proposta di superare «la sovrasposizione di un singolo conduttore», tutto questo pur di scongiurare arrivi dall’esterno.
IL CASO RANUCCI E L’INFORMAZIONE IN ITALIA
di Pasquale Pellegrini
Il caso Ranucci-Lavitola impone qualche riflessione ulteriore. Non ci interessa fare un processo, né ragguagliare fatti di cronaca e men che meno dare giudizi morali, ma segnalare un clima, che è politico, sociale, ideologico, che nell’insieme è un racconto dello stato dell’informazione oggi in Italia. La vicenda non è semplice, mostra una complessità che dovrebbe invitare alla prudenza. Innanzitutto, perché il giornalista in questione non è né indagato né imputato. Poi perché in ballo c’è il destino di una trasmissione molto apprezzata dal pubblico, il futuro di una redazione e di un modo di fare giornalismo. Sebbene si possa capire l’animosità e il rancore di quella parte politica più volte colpita dalle inchieste di Report, resta, però, inaccettabile che un potere politico, specie se esprime una maggioranza di governo, possa demonizzare e attaccare un giornalista. Ancor più grave è che la seconda carica dello Stato, figura di garanzia per sua natura istituzionale, possa addirittura dare indicazioni sulla necessità di un cambio del conduttore. Siamo al di là del pur legittimo diritto di critica.
RANUCCI CONTESTA LA RIMOZIONE
Il caso Ranucci non è chiuso: “Contesto la rimozione”. Il giornalista definisce illegittima la decisione ed è pronto a una battaglia legale. Intanto scoppia la polemica politica.

